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COSA
NON FA IL CAFFE'?
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Una tazzina di caffè come tale (cioè senza
aggiunta di zucchero o di latte) non apporta più
di due calorie che, nell'economia generale dell'organismo,
rappresentano evidentemente un valore del tutto trascurabile.
- La caffeina non è in alcun modo considerata una
sostanza che dà dipendenza, se per dipendenza intendiamo
quella provocata da una sostanza psicoattiva che interferisce
con la salute e il comportamento sociale dell'individuo.
- Il caffè non modifica in alcun modo la frequenza
del respiro.
- Anche quando si allatta si può continuare a bere
caffè. Si è visto infatti che nel latte delle
nutrici, che bevono caffè, la caffeina raggiunge
il tasso massimo dopo circa 1 ora. La sua concentrazione
dipende dal tenore dei grassi del latte ed il lattante ne
assorbe solo dallo 0,06 all'1,5%. Pertanto non v'è
alcuna ragione di proibire l'uso moderato di caffè
durante l'allattamento.
- Il caffè non provoca, durante la gravidanza, disturbi
al buon andamento della gestazione ed allo stesso nascituro.
C'è voluto uno studio su ben 12.208 donne incinte
per invalidare completamente l'ipotesi contraria! Il caffè
non è correlabile né a una gestazione più
breve, né ad un basso peso neonatale (Linn et al.:
No Association between Coffee Consumption and Adverse Outcomes
of Pregnancy, N. Engl. J. Med. 306, 1982).
- La sterilità femminile non è riferibile
in alcun modo al consumo, anche elevato, di caffè
(caffeina).
- Il consumo abituale di caffeina proveniente da fonti diverse
(caffè, bevande gassate dolci, cioccolato, farmaci
analgesici) non è correlato né all'ipertensione,
né all'infarto del miocardio, ne al cancro. Tra 10.000
ipertesi selezionati vi erano non consumatori, consumatori
moderati di caffeina, e consumatori di forti dosi. E' stato
dimostrato che non esiste una relazione tra le diverse categorie
di consumo e le frequenze di mortalità per le patologie
che abbiamo citato. (Martin JB, Annegers TF, Curb JD, Heyden
S, Howson C, Lee ES, Lee M: Mortality Patterns among Hypertensives
by Reported Level of Caffeine Consumption. Prev. Med. 17:310-320,
1988).
- L'ipotesi di correlazione tra consumo di caffè
e tumore del pancreas è un classico errore nell'ambito
delle ricerche biomediche; tale sbaglio si dovette ad una
confusione metodologica sulla scelta dei pazienti di controllo.
Si trattava, infatti, di soggetti già portatori di
seri disturbi dell'apparato gastrointestinale (ulcera duodenale,
morbo di Crohn, coliti ulcerose, diverticoliti, ecc.), ossia
persone che, per la loro situazione clinica, non assumevano
abitualmente caffè. Lo stesso genere di errore fu
compiuto anche per quanto riguarda l'errata ipotesi di relazione
tra consumo di caffè e tumore della mammella (Milton
and coworkers, Ohio State University).
Il crollo di questa
errata ipotesi si ebbe dopo approfonditi studi su un vasto
numero di donne. Assolutamente non scientifiche si dimostrano
anche le ipotesi sulla possibile relazione tra tumori dell'ovaia
e della prostata e il consumo di caffè. Lo stesso
si può dire per i sospetti infondati sulla relazione
tra caffè e cancro al colon, che già nel 1966
erano stati ritenuti inesistenti da una approfondita ricerca
di Higginson. Recenti studi hanno addirittura evidenziato
un'azione protettiva del caffè nei confronti di questo
tipo di tumore.
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