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COSA
FA IL CAFFE'
Il
caffè può avere riflessi sull'alimentazione
anche significativi in quanto viene spesso utilizzato in
combinazione con alimenti di importanza primaria, ad esempio
il latte, oppure lo zucchero. In questo modo il caffè
diventa "veicolo" di nutrienti che di per se non
contiene ma che contribuisce in modo determinante a far
assumere.
Quando siamo costretti a seguire una dieta dimagrante molto
rigida o dobbiamo per qualche motivo ridurre l'assunzione
di cibo, una tazzina di caffè ci può aiutare
ad attenuare la sensazione di fame. Per gli sportivi una
buona dose di caffè può determinare una migliore
prestazione atletica; la caffeina, infatti, come la teofilina
(nel tè) o la teobromina
(nel cacao), tutte e tre appartenenti alla famiglia delle
metilxantine, stimola il sistema nervoso centrale, e soprattutto
stimola la concentrazione del muscolo cardiaco. Da qui un
incremento sia della frequenza suia della gittata cardiaca
(il numero di volte che il cuore pulsa in un minuto e la
quantità di sangue pompato nello stesso periodo di
tempo). Inoltre la muscolatura liscia dei bronchi si rilascia,
favorendo così una migliore respirazione. Attenzione
però a non eccedere perché si potrebbe risultare
positivi all'anti-doping!
E' stato sperimentalmente accertato che dopo una tazzina
di caffè le dattilografe scrivono più speditamente
e con meno errori e che la guida simulata di una automobile
avviene con maggiore sicurezza. In particolare, per quanto
riguarda l'attività intellettiva, si nota una migliore
capacità di eseguire i calcoli.
Il caffè, in virtù del suo sapore amarognolo,
stimola la produzione di saliva (favorendo così la
"prima fase digestiva" che avviene nella bocca),
la secrezione di bile e la motilità intestinale:
cioè, subito dopo mangiato, una tazzina di caffè
favorisce la digestione, in quanto attiva alcuni meccanismi
del tratto digerente.
Sul sistema cardiovascolare, la caffeina induce una vasodilatazione,
specie a carico di alcune arterie, ed esercita un'azione
cardiotonica da cui deriva una tendenza all'aumento della
pressione appena percettibile e clinicamente poco significativa:
difatti il maggior lavoro del cuore è compensato
da una vasodilatazione in altri distretti vascolari come
i reni e i polmoni.
Un'azione di stimolo del caffè si esplica sui reni,
facilitando la produzione di urina.
Nuove ricerche dimostrano che il caffè ha un forte
potere antiossidante, che limita l'azione dei radicali liberi
e quindi i danni dell'età. I radicali liberi infatti
possono danneggiare tutte le macromolecole cellulari, quali
proteine, acidi nucleici, lipidi polinsaturi, acido ialeuronico
e collagene. La conseguenza è una serie di danni
strutturali e funzionali a carico delle cellule che può
portare a una perdita sempre maggiore di efficienza e ad
un invecchiamento precoce dei tessuti colpiti. La caffeina
invece riesce ad inibire questo processo di ossidazione.
Il potere antiossidante della caffeina, quindi, è
molto elevato: esso è simile a quello del glutatione
(un importante antiossidante presente naturalmente nel liquido
intracellulare) e maggiore di quello della vitamina C.
Recenti studi, ancora in fase di ulteriori conferme scientifiche,
pubblicati dalla rivista della American Medical Association
affermano che "chi non beve caffè ha probabilità
cinque volte più alte di contrarre il morbo di Parkinson,
rispetto a chi ne consuma quattro o cinque tazze al giorno".
Lo studio è stato condotto per un periodo di 30 anni
su 8.000 americani di origine giapponese, ma necessita di
ulteriori approfondimenti per confermare quanto constatato,
perché non si è potuto identificare il legame
di causa-effetto tra il caffè e la malattia.
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L'Espresso
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