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Il caffé nell'arte
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I momenti più piacevoli delle nostre giornate sono
spesso scanditi a sorsi di caffé, la nera bevanda dal
confortante profumo e dall'aroma seducente. Il caffé
proviene da luoghi lontani e misteriosi, ma il suo profumo
é riuscito ad inebriare le case, i ristoranti, i luoghi
di lavoro e i bar di tutto il mondo. Una tazzina di caffé
rappresenta non solo la possibilità di assaporare una
deliziosa bevanda, ma anche una sorta di trampolino di lancio
per tuffarsi in un vasto universo di significati sociali e
culturali. Infatti il caffé ha conquistato, nel corso
del tempo, un ruolo importante negli usi e costumi di molti
paesi, tanto da diventare il protagonista di numerosi capolavori
letterari, teatrali e pittorici. In particolare grandi artisti
quali Cézanne, Van Gogh e Renoir hanno "catturato"nelle
loro tele l'inebriante aroma della nera bevanda o la suggestiva
atmosfera dei "Caffé", i tempi deputati all'arte della
degustazione e della conversazione, impegnata e non.
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Francesco Guardi, nato a Venezia nel 1712 e morto nel 1793,
iniziò la sua carriera di pittore con il fratello Giovanni
Antonio. Durante i primi anni di lavoro artistico, si ispirò
notevolmente alle opere del Canaletto: fu un ottimo vedutista
ed oggetto dei suoi quadri fu sempre Venezia e la sua laguna.
Negli anni Sessanta iniziò a dedicarsi alla rappresentazione
di paesaggi più ampi, dilatati, dalla visuale più
estesa. In entrambi i suoi momenti "figurativi" usò
sempre una tecnica pittorica molto rapida, con colori leggeri
e contorni spezzati. Importante é la produzione a carattere
commemorativo, caratterizzata da un sottile gusto per i fatti
di cronaca; si esercitò anche nel ruolo di figurista
e fu molto apprezzato per le sue composizioni a carattere
floreale.
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Il quadro rappresenta l'interno di un Caffé che si
trovava nella place Lamartine ad Arles. Van Gogh definì
questo luogo come "un posto dove ci si poteva rovinare, diventare
pazzi o commettere un crimine". In realtà si trattava
di un locale che, aperto tutta la notte, accoglieva i vagabondi
notturni che non avevano un posto in cui poter dormire. Attraverso
il violento contrasto dei colori rosso e verde, il pittore
esprime il turbine di emozioni forti e inquietanti che l'atmosfera
del locale gli trasmetteva. Il colore quindi acquista un forte
valore simbolico, un ruolo emotivo che nel caso di questo
quadro viene così descritto dall'autore stesso: "Ho
cercato di esprimere con il rosso e il verde le terribili
passioni umane. La sala é rosso sangue e giallo opaco;
un biliardo verde in mezzo, quattro lampade giallo limone
a irradiazione arancione e verde. C'é dapertutto una
lotta e un'antitesi dei più diversi verdi e rossi,
nei piccoli personaggi di furfanti dormienti, nella sala triste
e vuota, e del violetto contro il blu".
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Secondo il figlio dell'artista l'opera sarebbe stata realizzata
nel 1887, ma Venturi giudica pià tardo lo stile. Gowing la
colloca al 1892 circa e Cooper al 1890 - 92. Si ignora l'identità
della donna rappresentata ( forse una domestica del Jas) che
comunque viene raffigurata anche in altri quadri dell'artista.
Il ritratto é intensamente costruito attraverso una
modulazione geometrica dei volumi del corpo e degli oggetti.
Infatti nel 1883 Cézanne si era ritirato in Provenza,
concentrandosi sulla ricerca di una tecnica che si discostasse
da quella impressionista per esaltare, attraverso il colore,
la volumetria delle forme.
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Pierre Auguste Renoir
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"Renoir ha mostrato una cura e una tenerezza squisite nel
rendere gli occhi limpidi e lieti di un bambino, le labbra
rosse delle donne, la splendente armonia dei fiori che, quali
essi siano, si accordano sempre bene insieme. Non ha mai pensato
di aver trovato un disegno abbastanza morbido e mosso, un
colore abbastanza vellutato, una materia che meglio sappia
ricordare uno smalto dotato di vita.Quanto al disegno, che
anche i più accaniti avversari non hanno mai osato
attaccare apertamente nemmeno ai tempi eroici, esso rivela
una grazia infantile. E Renoir ha veramente di queste scoperte
di un animo infantile. E' il disegno di un maestro che ha
conservato, attraverso le amarezze della vita e delle angosce
dell'arte, tutto il candore e la vivacità d'impressione
dei vent'anni." Arséne Alexandre, Renoir, catalogo
della mostra alla Galerie Durand -Ruel di Parigi 1892
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Il quadro raffigura gli "oziosi" momenti al termine di un
pranzo, consumato nel giardino del ritrovo gestito da un certo
Olivier, all'angolo di Rue Des Saules e Rue Saint Rustique.
Dalla descrizione di Riviére del locale nel 1921, risulta
che Renoir avesse dipinto sulle pareti alcuni paesaggi ed
episodi campestri. Purtroppo il tempo non ha risparmiato queste
opere. Uno degli aspetti di questo quadro che colpisce maggiormente
é la delicatezza dei colori, in particolare quelli
che caratterizzano la signora con l'abito chiaro (l'attrice
Ellen Andrée): filtratissimi verdi e rosa impalpabili
si fondono dolcemente entro bagliori di turchini e neri.
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Il soggetto del quadro é la stanza principale della
locanda in cui soggiornava Renoir a Marlotte, nella foresta
di Fontane Bleau. I motivi sullo sfondo erano effettivamente
dipinti sul muro da alcuni clienti abituali; lo stesso Renoir
disegnò, in un angolo del muro, il ritratto di Murger.
Nell'opera sono rappresentati: Nana, la figlia della locandiera
(che appare anch'essa sul fondo, di spalle e con il fazzoletto).
Monet, che si prepara una sigaretta. Sisley, con un grande
cappello che legge "l'Evénement ", il quotidiano di
cui Zola era redattore letterario. Totò, il barboncino
bianco con una zampa di legno. Renoir amava rappresentare
gli aspetti pià tangibili e genuini della realtà, ma
in questo quadro, oltre al gusto del "quotidiano", traspare
anche la partecipazione dell'artista alle ideologie sociali
condivise dal suo gruppo.
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Martha Walter nacque a Philadelphia nel 1875. Terminate le
scuole superiori, si iscrisse all'Accademia delle Belle Arti
in Pennsylvania, dove studiò con William Merritt Chase,
la cui influenza affiora molto chiaramente nelle prime opere
di Martha. Successivamente frequentò la Grande Chaumiere
a Parigi e l'Accademia Julian, manifestando, però,
una certa insofferenza nei riguardi degli approcci rigidamente
classici in campo artistico. Per questa ragione Martha aprì
un proprio studio nella Rue de Bagneaux, insieme ad altre
artiste Americane. I suoi primi quadri sono caratterizzati
da una sapiente combinazione di colori intensi e di nero,
una tinta molto difficile da gestire e spesso "dimenticata"
dagli Impressionisti Americani. Il ritorno negli Stati Uniti
coincide con la scelta di Martha di vivacizzare la sua tavolozza,
preferendo colori intensi, brillanti, distribuiti in un suggestivo
gioco di luci e ombre. I suoi lavori acquistano maggior spontaneità
nel momento in cui il suo interesse si sposta dalle forme
e dai disegni agli esperimenti con i colori. Anche questo
aspetto conferma il legame di Martha con gli Impressionisti
francesi. La Pittrice infatti stabilì un intenso legame
con Parigi e nei suoi quadri emergono chiari riflessi dell'Impressionismo
Francese. Ad ogni modo, Martha sviluppò uno stile pittorico
"unico", caratterizzato da composizioni ben organizzate, dove
impetuosi colpi di pennello si combinano con un totale controllo
dei colori. L'Artista viaggiò molto, spinta dal desiderio
di trovare luoghi magici, in grado di suggerirle nuovi ed
emozionanti accostamenti di colori.
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