INFORMAZIONE
In
questa pagina raccogliamo quanto viene dichiarato da menti autorevoli
e menti comun, mettendo a disposizione della facoltà critica
di ogni lettore di trarne gli spunti per giungere alla propria
sintesi. Da parte nostra l'impegno a non avere specifici interessi
a "censurare" pareri scomodi al principio commerciale
del "purchè si venda. Nella sezione "comunichiamo"
e "social network"
siamo disponibili a ricevere suggerimenti, ulteriore informazione,
critiche e pronti a darvi risposta ad ogni quesito.
INDICE
- Caffè crudo
- Caffè e gastrite
- Effetti della caffeina
sull'apparato cardiovascolare ed altri organi
- Caffè e gravidanza
- Caffè e sport
- Un buon caffè contro
l'Alzheimer
- Il caffè: Miti e
realtà sulla caffeina
- Zucchero vs caffeina
- Il caffè protegge
dalla cirrosi epatica alcolica
- Antitesi: i danni della
caffeina
- Il Caffè riduce
il rischio di diabete
- Il Caffè protegge
dal cancro
- Il Caffè sulla pelle
- Caffeina e malattia di
Parkinson
CAFFE'
CRUDO
Nome botanico latino. Coffea arabica L.
Famiglia botanica. Rubiacee/Coffeoidee/Ixoree (sez. Eucoffea).
Significato del nome. Deriva da Caffa o Kaffa regione dell'Alta
Etiopia, da cui proviene questo albero. Arabica: dell'Arabia,
ma la vera patria è l'Abissinia, come accennato.
Nomi internazionali. It.: Caffè. Fr.: Caféier, Café.
Ingl.: Coffee. Ted.: Kaffe. Sp.: Koffy. Arabo: Cahovah o Cabouch
= togliere l'appetito e dare forza.
Sinonimi botanici. Coffea vulgaris Moench.
Nomi dialettali. Cafè, Caffè.
Descrizione botanica. La coffea arabica è un arbusto alto
1-10 metri, foglie ovali, opposte, sempre verdi, alle cui ascelle
sbocciano dei fiori bianchissimi, odorosi e penetranti. La drupa
o frutto, a maturità diventa rossa, gialla o bianca, somigliando
assai alla ciliegia. Il frutto contiene due semi, ma nel caffè
perlato ve ne è uno solo subrotondo. I semi hanno sapore
amarognolo, odore erbaceo. Il colore verde o verde-giallastro.
Dove
si trova. Spontanea nell'Abissinia meridionale, allo stato selvaggio
anche nel Sudan e in tutta l'Africa equatoriale. Si coltiva nell'America
del sud, Giava, India, Arabia.
Parti usate. I semi crudi, tostati e le foglie.
Fioritura. Primavera.
Tempo balsamico. Giugno-agosto.
Corrispondenze astrologiche. Ariete, Leone, Vergine, Sole, Venere,
Mercurio.
Composizione chimica. Caffeina (1-2%), acido caffetannico,
(una miscela di vari acidi: ac. clorogenico e acido caffeico),
caffeone e olio essenziale di caffè che nascono durante
il processo della torrefazione. Il costituente principale profumato
del caffè è il caffeolo. Sostanze volatili: acetone,
furfurolo, acido formico ed acetico, resorcina, idrochinone, pirrolo,
piridina. Cera, grassi, zuccheri caramellati. Il caffeone si produce
con la torrefazione a spese della caffeina e dell'acido caffetannico
che si trovano più abbondanti nel caffè verde o
crudo. è presente anche la trigonellina (N-metilbetaina
dell'acido nicotinico) che durante la tostatura si decompone con
formazione di acido nicotinico. Altri componenti sono le vitamine
del gruppo B, fra cui niacina 22-53 mg %, in media 33 mg. %; ferro,
calcio, piccole quantità di sodio e di fluoro. Ma sostanza
predominante è sempre la Caffeina (trimetilxantina) che
si trova pure nella noce do Kola e nella Paullinia sorbilis dell'Amazzonia.
Azione farmacodinamica. Tonica, nervina, cardiocinetica,
diuretica, antispasmodica, febbrifuga, stimolante generale dei
nervi.
Applicazioni terapeutiche. E' un ottimo eccitante
corticale (sonnolenze, stati depressivi, stanchezza) e bulbare
(stati di sofferenza dei centri vasomotore e respiratorio) è
pure fra i migliori analettici cardiaci (in qualsiasi forma organica
del cuore) e fra i più efficaci diuretici. Questa droga
viene impiegata pure come eupeptico, come tonico della muscolatura
striata e come spasmolitico dei vasi coronari (angina pectoris)
e cerebrali (emicranie, cefalee). Insufficienza aortica, asma
cardiaco, e nei casi di avvelenamento per veleni dei serpenti,
da alcool, oppio, etc. L'eccitazione cerebrale, mentale sino all'insonnia,
è anche prodotta dal Caffeone, che, è anche antisettico
e diuretico. L'affinità con il sistema nervoso ne fa un
rimedio, ma i cui effetti variano con le dosi. Calma l'insonnia
e il soverchio eccitamento, e nei sonnolenti e apatici risveglia
le energie fisiche e intellettuali. Nelle malattie acute la sua
azione si fa sentire per 2-8 ore, nelle croniche sino a 10 giorni.
Controindicazioni. Ulcerosi gastrici, ipertesi (può
produrre un durevole aumento della pressione arteriosa, fra i
10 e gli 80 mm. di Hg. è controindicato nei neuropatici,
artritici, uricemici e soggetti affetti da lesioni miocardiche.
Preparazioni e dosi. Riassunto.
Caffè crudo o tostato? Il caffè crudo contiene più
caffeina e principi attivi che da abbrustolito. In questo ultimo
caso si avrebbe il caffeone. Ritengo opportuno come suggeriscono
i medici omeopatici, di somministrarlo crudo. Qualora si avesse
bisogno anche delle sostanze che si formano nella torrefazione,
allora mescolare i semi crudi con i torrefatti.
Infuso di semi crudi: gr. 10 di caffè macinato, acqua 100
gr. infusione 15 minuti. Colare e bere senza zucchero. Il seme
crudo ha facilità a cedere all'acqua tutti i suoi principi
attivi, ma non è così quando è torrefatto.
Estratto fluido (gr. 1 = XXXIX gocce). Dose: gr. 2-10 più
volte al giorno.
Sciroppo: gr. 5 d'estratto in 95 gr. di sciroppo di zucchero:
a bicchierini.
(Tratto dal Grande Erbario Medicinale, di Tommaso Palamidessi)
SEMPRE
SUL CAFFE' CRUDO
Le virtù benefiche del caffè verde sono state ampiamente
descritte e divulgate, basta fare una semplice ricerca sul web
per veder apparire numerosissimi link a pagine che trattano il
caffè verde in ogni suo aspetto. Una delle virtù
più celebrate (e non poteva essere diversamente in un contesto
in cui si è spesso costretti ad una vita sedentaria) è
la capacità di questa bevanda, in virtù dell'acido
clorogenico contenuti in gran quantità nei chicchi di caffè
crudo, di bruciare grassi in eccesso e combatterne la formazione
rende il caffè verde come un ottimo coadiuvante nelle diete
dimagranti.
Tuttavia il caffè verde non è ancora ampiamente
diffuso a livello commerciale ed anche il suo consumo non è
immediato come altri prodotti, dovendolo assumerlo dopo un'infusione
abbastanza lunga.
Una soluzione a questi piccoli inconvenienti è data dai
prodotti d'erboristeria. In fatti tra questi è possibile
trovare i principi attivi del caffè verde (essenzialmente
acido clorogenico ma anche tannini, antiossidanti e caffeina sopratutto)
raccolti in compresse, tavolette o composto solubile da sciogliere
in acqua.
Indubbiamente sotto l'aspetto della comodità la questione
della reperibilità del caffè verde potrebbe essere
risolta con questi prodotti derivati. Tuttavia resta irrisolta
la questione del gusto nel senso che questi estratti sono insapori
ed assomigliano più a un integratore alimentare che a una
gustosa tazza di caffè verde. Infatti il caffè verde
ottenuto per infusione ha un suo gusto specifico dato dai componenti
aromatici volatili che vengono dispersi tanto in fase di tostatura
necessaria alla trasformazione del caffè verde in caffè
classico, quanto in fase di estrazione dove vengono tenuti in
considerazione i principi attivi a scapito degli aspetti organolettici
della bevanda. Ragion per cui il mio suggerimento non può
che essere quello di armarsi di pazienza e prepararsi la propria
tazza di caffè verde senza rinunciare al gusto e al rito
che è proprio nella preparazione del caffè.
(buonobuono.it)
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CAFFE'
E GASTRITE
Il caffè rientra tra i primi posti nella lista degli alimenti
SCONSIGLIATI in presenza di gastrite; la famosa bevanda è
infatti dotata di proprietà eupeptiche. Come tale, il caffè
può favorire la digestione, poiché stimola la salivazione
e la secrezione di succhi gastrici, grazie alla presenza di caffeina
ed altre sostanze sinergiche (caffeone); se tale effetto può
essere particolarmente utile in presenza di dispepsie da ipocloridria
(ridotta secrezione di acido cloridrico in ambiente gastrico),
dall'altro lato rende il caffè una bevanda controindicata
in presenza di gastrite ed ulcera peptica, poiché accentua
l'insulto alla mucosa gastrica ritardandone l'eventuale riparazione.
Inoltre, la caffeina è nota per la capacità di allentare
la tenuta dello sfintere gastro-esofageo, che impedisce la risalita
del contenuto gastrico nell'esofago; di conseguenza, il caffè
non andrebbe consumato, o eventualmente sostituito con quello
decaffeinato, e sempre con moderazione, in presenza di gastrite,
reflusso gastroesofageo, ulcera peptica, esofago di Barrett.
- I FANS riducono la concentrazione di bicarbonato nel muco gastrico
ed inibiscono la sintesi di alcune prostaglandine utili per proteggere
la mucosa dello stomaco; l'effetto gastrolesivo è ridotto
per il paracetamolo e per gli inibitori selettivi delle COX-2.
- Il cortisone, similmente ai FANS, ma con diversa modalità
d'azione, esercita un'azione gastrolesiva, probabilmente andando
a perturbare il flusso ematico a livello gastrico.
- L'alcool può favorire la comparsa di gastrite ed ulcera
peptica, poiché, ad alte dosi, riduce la quantità
di bicarbonati nel muco.
- Il fumo di sigaretta aumenta il tempo di svuotamento gastrico,
facilita il reflusso gastro-duodenale e riduce la secrezione di
bicarbonati; rientra quindi tra i fattori che predispongono allo
sviluppo di gastrite.
- Le ammine simpatico-mimetiche ed in particolare la caffeina
del caffè, ma anche del tè, della cola, del cacao,
del guaranà, del matè, possono incrementare drasticamente
la secrezione acida dello stomaco, mentre il caffeone può
interferire con le capacità di difesa della mucosa gastrica.
Non a caso, i gastroenterologi utilizzano il cosiddetto test alla
caffeina per valutare la secrezione gastrica del paziente.
- Pasti troppo abbondanti, consumati troppo in fretta, senza masticare,
associazioni alimentari scorrette; pomodori, cacao, spremute,
succhi acidi, grassi cotti, fritture, pepe, peperoncino e spezie
in genere sono considerati abitudini ed alimenti che predispongono
alla gastrite. Vedi dieta e gastrite.
- Completano il quadro dei fattori che favoriscono la comparsa
di questo disturbo alcuni elementi di tipo psico-sociale, come
forti stress, conflittualità interiori, forte spirito di
competizione ecc.
Si noti che la caffeina è presente non solo nel caffè
e in altre bevande o alimenti, ma anche in alcune specialità
medicinali, ad esempio contro la cefalea. Altre metilxantine utilizzate
nella prevenzione del broncospasmo (proprietà antiasmatiche
di teofillina ed amminofillina) possono favorire la secrezione
gastrica.
Vomitare sangue che assomiglia a fondi di caffè (ematemesi),
quindi digerito, è uno dei sintomi cardine di una grave
gastrite accompagnata da ulcera gastrica.
(Mypersonaltrainer - 2011)
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EFFETTI
DELLA CAFFEINA SULL'APPARATO CARDIOVASCOLARE ED ALTRI ORGANI
La caffeina può compromettere l'emodinamica cardiovascolare
e le proprietà elettrofisiologiche cardiache.
Meccanismi molecolari
Diversi meccanismi molecolari per la metilxantina sono stati scoperti
in vitro, ma solo alcuni, che avvengono a concentrazioni ragionevolmente
basse, sono coinvolti nelle reazioni osservate in vivo. Alcuni
di questi effetti comprendono:
Inibizione delle fosfodieserasi, che causa un aumento dell' AMP
ciclico intra-miocardico e un'azione inotropica positiva sul miocardio
Inibizione dei recettori dell' adenosina, che probabilmente contrasta
l' effetto isotropo negativo indotto dall'adenosina
Facilitazione del rilascio di norepinefrina dalle terminazione
nervose simpatiche
Aumento nel calcio intracellulare, che è mediato, ad alte
dosi di caffeina, dall'inibizione del reuptake (riassorbimento)
del calcio nel reticolo sarcoplasmatico ed, a basse dosi, dal
rilascio del calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
Aumento della sensibilità al calcio dei miofilamenti
Anche se le metilxantine hanno un effetto inotropo positivo, esse
non trovano indicazione nel trattamento dello scompenso cardiaco.
I rischi e gli effetti sfavorevoli derivanti dal loro effetto
stimolante sul sistema nervoso e sul ritmo cardiaco, superano,
infatti, qualsiasi potenziale beneficio ottenibile con un aumento
dell'inotropismo.
Aritmie
C'è una credenza diffusa che la caffeina, specialmente
in grandi dosi, sia associata a palpitazioni e ad un certo numero
di aritmie, incluse fibrillazione atriale, tachiaritmia sopraventricolare,
ectopia ventricolare.
Tuttavia, nonostante la relazione teorica tra caffeina e insorgenza
di aritmie, non esiste alcuna prova, negli esseri umani, che la
caffeina, alle dosi con le quali è comunemente consumata,
possa provocare qualsiasi aritmia, si essa spontanea o provocata
in laboratorio elettrofisiologico. Inoltre, tra i pazienti affetti
da aritmia, l'eliminazione dalla dieta della caffeina non ha prodotto
dei benefic. Infine, la somministrazione di una moderata dose
di caffeina non induce manifestazioni aritmiche, anche in pazienti
con aritmia ventricolare nota e potenzialmente fatale.
Nondimeno, non si può completamente escludereche esista
una relazione tra assunzione di caffeina e aritmia in pazienti
selezionati. Segnalazioni di casi di assunzione di dosi elevate
di caffeina suggeriscono che la tossicità della sostanza
può essere associata con episodi di aritmia, specialmente
in pazienti con anomalie cardiache latenti.
Studi elettrofisiologici hanno evidenziato effetti della caffeina
che potrebbero favorire la comparsa d'aritmie. Elevate concentrazioni
di caffeina possono direttamente aumentare il flusso transmembrana
di calcio che è responsabile del potenziale postumo. Nei
modelli sperimentali, anche basse concentrazioni di caffeina possono
aumentare l'attività innescata dovuta al rilascio di calcio
da parte del reticolo sarcoplasmatico.
Effetti emodinamici
La caffeina può, in pazienti che non l'assumono regolarmente,
aumentare notevolmente la pressione sanguigna, anche di 10 mmHg.
Una notevole assunzione di caffeina provoca, invece, effetti minimi
o nulli nei bevitori abituali di caffè. La caffeina può
anche accentuare ulteriormente (di circa 5 mmHg) l'aumento della
pressione arteriosa indotto dallo stress, ad esempio quello che
può originare sul posto di lavoro. L'aumento delle resistenze
vascolari associato a questi cambiamenti coinvolge anche la circololazione
cerebrale e coronarica.
L'effetto immediato della caffeina è più pronunciato
nei pazienti ipertesi. In uno studio su 182 pazienti, la caffeina
ha aumentato la pressione sanguigna sistolica e diastolica in
tutti i partecipanti. Tuttavia, la reazione maggiore è
stata osservata in pazienti nei quali era stata diagnosticata
ipertensione; in confronto a soggetti che presentavano pressione
sanguigna ottimale, quelli affetti da ipertensione hanno avuto
un aumento >1,5 mm Hg della pressione arteriosa ed il 90% presentava
un valore che rientrava nella fascia dell'ipertensione; lo stesso
fenomeno fu riscontrato in meno del 20 per cento dei soggetti
non affetti da ipertensione. L'effetto ipertensivo potrebbe essere
più pronunciato nei pazienti anziani affetti da ipertensione.
L'effetto dell'assunzione cronica di caffeina è meno chiaro.
Non sembra esserci un aumento dell'incidenza di ipertensione dovuta
all'attenuazione della risposta vascolare. Tuttavia, secondo alcune
osservazioni, l'uso cronico di caffeina può causare un
piccolo aumento della pressione arteriosa, specialmente in gruppi
selezionati di individui. Una meta-analisi di 11 sperimentazioni
cliniche mostrò che l'assunzione di caffè (nella
dose media di cinque tazze al giorno) aveva causato un aumento
della pressione sistolica e diastolica rispettivamente di 2,4
e 1,2 mmHg. Similmente, si possono notare abbassamenti della pressione
sanguigna quando i bevitori abituali di caffè se ne astengono
o lo sostituiscono con caffè decaffeinato.
Gli effetti cardiovascolari del caffè potrebbero non essere
dovuti unicamente alla caffeina. In uno studio su 15 volontari
(6 bevitori abituali di caffè e 9 non abituali), la caffeina
per via endovenosa ha aumentato l'attività nervosa simpatica
muscolare e la pressione arteriosa ad un livello simile in entrambi
i gruppi. Il caffè con caffeina ha aumentato la pressione
arteriosa solo nei bevitori non abituali, nonostante fossero simili
le concentrazioni plasmatiche di caffeina e l' aumento dell'attività
nervosa simpatica muscolare. Inoltre, i bevitori occasionali presentano
aumenti simili della pressione arteriosa e dell'attività
nervosa simpatica muscolare con l'assunzione di caffè sia
con caffeina sia decaffeinato.
Meccanismo
L'effetto immediato sulla pressione, indotto dalla caffeina, viene
probabilmente mediato dalla vasocostrizione risultante da due
fattori:
Un aumento dell'attività simpatica e delle concentrazioni
delle catecolamine circololanti che potrebbero essere mediate
dalla stimolazione del Sistema Nervoso Centrale. Tuttavia, la
precedente osservazione, secondo la quale nei bevitori abituali
l'attività nervosa simpatica muscolare aumenta anche con
l'assenza di risposta vascolare, suggerisce che il solo aumento
dell'attività simpatica non è sufficiente.
Antagonismo dell'adenosina endogena. Un conseguente aumento del
numero di recettori dell'adenosina probabilmente spiega la tolleranza
all'assunzione cronica di caffè.
L'entità della risposta pressoria è in parte determinata
dalla farmacocinetica della caffeina, diversa in ogni individuo.
Questo è stato chiarito in uno studio su bevitori abituali
di caffè normotesi che hanno assunto caffè dopo
un'astinenza pari a 4,5 volte i tempi di emivita individuali della
caffeina; il conseguente aumento della pressione arteriosa era
inversamente collegato alla concentrazione plasmatica della sostanza.
Dunque, è più facile che coloro che metabolizzano
rapidamente la caffeina presentino una risposta pressoria dopo
aver bevuto caffè, nonostante il fenomeno dell'adattamento.
Disturbi cardiovascolari
C'è notevole disaccordo sugli effetti dell'assunzione di
caffè sui disturbi delle arterie coronariche. L'Health
Professionals Study, che nel corso degli anni ha seguito 45.589
uomini per un periodo di due anni, non ha trovato relazione tra
assunzione di caffè, caffeina e tè e l'incidenza
di disturbi alle coronarie o di disturbi cerebrovascolari. Un
altro studio condotto su 20.179 soggetti, tra i 30 e i 59 anni,
non ha trovato relazione tra l'assunzione di caffè e infarti
non fatali del miocardio o mortalità dovuta a disturbi
delle coronarie.
D'altra parte, uno studio ha scoperto che l'assunzione di caffè
in grandi quantità aumenta il rischio a breve termine di
infarto del miocardio o morte coronarica, indipendentemente dal
metodo di assunzione o dai fattori di rischio per malattie cardiovascolari
noti. Un gruppo di 1.971 uomini, tra i 42 e i 60 anni, e senza
sintomi iniziali di malattie cardiovascolari, tra il 1984 e il
1989 è stato seguito per 14 anni. Tra questi, 269 partecipanti
hanno subito un evento coronarico acuto. Dopo correzione per i
fattori di rischio, il tasso di eventi nei bevitori abituali di
grandi quantità (814 mL o più) era 1,43 (IC 95%
1,06-1,94)
Caffeina e diabete
La relazione tra il diabete mellito tipo 2 e l'assunzione di qualsiasi
tipo di caffè, di caffè normale, di caffè
decaffeinato, e di tutte le bevande contenenti caffeina è
stato valutato su 41,934 uomini che hanno partecipato al "Health
Professionals Follow-up Study" e su 84,276 donne durante
il "Nurses' Health Study". Non c'era nessuna relazione
tra l'assunzione di caffè decaffeinato e diabete mellito
tipo 2. Durante la ricerca di altri fattori di rischio per il
diabete, come ad esempio il peso corporeo, i ricercatori hanno
scoperto che le persone che bevevano più caffè erano
meno predisposte a sviluppare il diabete mellito tipo 2. Questa
relazione era più forte nelle donne che negli uomini.
Caffeina ed effetti sulle piastrine
Il consumo cronico di caffeina (dai 400 ai 600 mg/al giorno per
due settimane) produce un aumento dei recettori per l'adenosina
delle piastrine umane, a causa della sintesi dei nuovi recettori
durante la differenziazione dei precursori cellulari. Ne consegue
un effetto antiaggregante, un aumento nell' accumulazione di AMP
ciclico, e un abbassamento dei livelli di calcio intracellulare.
Caffeina e calcoli biliari
L' "Health Professionals Follow-up Study" ha esaminato
la relazione tra l'assunzione di caffè e il rischio di
calcoli biliari sintomatici su 46,008 uomini, dai 40 ai 75 anni,
senza storia di calcolosi. In questo gruppo, l'assunzione di caffè
potrebbe aver contribuito a prevenire la calcolosi sintomatica
delle vie biliari. Il rischio relativo (RR) corretto per quelli
che bevevano costantemente da due a tre tazze di caffè
normale al giorno era di 0,60 (ICI 95% 0,42-0,86) e per quelli
che bevevano quattro o più tazze al giorno il RR era di
0,55 (ICI 95% 0,33-0,92). Tutti i metodi di preparazione del caffè
mostrarono una diminuzione del rischio. Il rischio di calcoli
biliari sintomatici diminuiva anche con l'aumento dell'assunzione
di caffeina (p = 0,005). Al contrario, il caffè decaffeinato
non è stato associato ad una diminuzione del rischio.
La caffeina protegge dalla cirrosi epatica?
Una correlazione inversa fra numero di caffè bevuti e cirrosi
epatica è stata osservata in diversi studi.
Te nero o caffeina
è stato dimostrato che l'assunzione di te (sia a breve
che a lungo termine) migliora la dilatazione endotelio-dipendente
flusso-mediata dell'arteria brachiale. Studi epidemiologici indicano
che i flavonoidi del plasma aumentano dopo l'assunzione di te
diminuendo così il rischio cardiovascolare e riducendo
la disfunzione dell'endotelio. Equivalenti dosi orali di caffeina
(200 mg) non avevano nessun effetto a breve termine sulla dilatazione
flusso mediata.
(V. Candiano - 17/03/2011)
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CAFFE'
E GRAVIDANZA
Il rapporto tra caffè e gravidanza è abbastanza
conflittuale; c'è chi lo ammette con rigorosa moderazione
e chi suggerisce di abolirlo, ricordando alcuni studi che mettono
in guardia dai pericoli del caffè, non solo in gravidanza,
ma anche nella vita di tutti i giorni. Secondo molte autorità
internazionali, la dose massima di caffeina ammissibile durante
la gravidanza è di 200 mg al giorno; tale limite viene
quasi eguagliato bevendo un paio di tazzine di caffè espresso,
e superato se la dieta prevede anche il consumo di una lattina
di coca-cola o di red bull.
Purtroppo non è facile esprimere una sentenza definitiva
ed inappellabile sull'argomento; la letteratura scientifica è
infatti ricchissima di studi sul rapporto tra caffè e gravidanza,
spesso dai risultati contrastanti. Per alcuni sarebbero accettabili
apporti quotidiani fino a 300-400mg di caffeina, mentre secondo
altri anche un apporto modesto potrebbe aumentare il rischio di
aborto spontaneo e basso peso alla nascita. Quindi, per essere
assolutamente al sicuro, è preferibile ridurre l'apporto
quotidiano di caffeina limitandosi ad una sola tazzina di caffè
o meglio ancora eliminandolo del tutto. (Vedi
tabella)
Per la maggior parte dei medici fa comunque fede un grosso studio
popolazionistico che nel 2008 ha evidenziato che il consumo di
200 o più milligrammi di caffeina al giorno, durante la gravidanza,
è associato ad un rischio di aborto spontaneo quasi doppio rispetto
alle gestanti che non ne assumono affatto. Nonostante manchino
certezze assolute sul fatto che tale rischio sia effettivamente
associato all'elevato apporto di caffeina in sé, piuttosto che
alla presenza di fattori di rischio concomitanti, più comuni nelle
donne che superano i 200 mg di caffeina al giorno (stress, fumo,
alcol, cattiva alimentazione ecc.), la prudenza è d'obbligo. Anche
l'eccessivo consumo di caffè decaffeinato durante la gravidanza
viene sconsigliato da alcuni per il rischio di assumere quantità
eccessive dei solventi chimici utilizzati per estrarre la caffeina.
In realtà tali solventi vengono in massima parte allontanati durante
il processo di torrefazione. Non sembrano destare particolare
preoccupazione nemmeno le varie sostanze con accertato potere
carcinogeno nei roditori; infatti, le loro concentrazioni nel
caffè, sia tradizionale che decaffeinato, sono piuttosto esigue
e per questo considerate sicure o perlomeno tollerabili anche
in gravidanza. (Mypersonaltrainer - 2011).
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CAFFE'
E SPORT
La caffeina appartiene chimicamente ad un gruppo di sostanze chiamate
"purine" (il termine chimico è 1,3,7-trimetilxantina),
presenti in natura nei chicchi di caffè, nelle foglie di
tè, nella cioccolata, nel cacao e nei semi di cola (una
pianta africana).
La caffeina viene spesso aggiunta nelle bevande gassate ed in
molti farmaci o integratori vendibili senza ricetta. In natura
esistono ben sessantatre specie di piante contenenti caffeina.
Effetti della caffeina
Anche se gli effetti ergogenici della caffeina non sono ancora
stati pienamente chiariti, sembra ormai certo che essi siano mediati
dalla liberazione di catecolamine. Questi ormoni sono chiamati
rispettivamente adrenalina e noradrenalina oppure epinefrina e
norepinefrina. La loro azione, massima durante uno spavento o
uno sforzo improvviso ed intenso, agisce sia a livello centrale
che periferico. Per preparare il corpo a sostenere questo grosso
impegno psicofisico le catecolamine:
" aumentano il flusso coronarico (maggiore apporto di sangue
al cuore)
" aumentano la gittata cardiaca (maggiore apporto di sangue
ai tessuti)
" aumentano la pressione arteriosa sistolica
" aumentano il flusso ematico muscolare, renale e cutaneo
" aumentano il metabolismo
" aumentano la produzione di glucosio (glicogenolisi) e la
lipolisi
" bloccano i recettori dell'adenosina delle cellule adipose
e di quelle nervose (effetto lipolitico e stimolante)
La caffeina favorisce pertanto l'utilizzo di grassi come carburante,
risparmiando le riserve glucidiche; aumenta il metabolismo corporeo
favorendo il dimagrimento (viene spesso associata a prodotti dimagranti
o anti cellulite); produce effetti analgesici nel sistema nervoso
centrale, diminuendo anche la percezione di fatica e migliorando
la velocità di reclutamento delle fibre nervose.
Dieta e caffeina
Negli Stati Uniti il 45% della caffeina assunta proviene dal caffè
altre importanti fonti alimentari di caffeina sono rappresentate
dal tè, bevande tipo cola, drink energetici, medicinali
(diuretici, dimagranti ed antidolorifici in primis).
(vedi
tabella)
NOTA
BENE: negli sportivi occorre tener conto dell'effetto sommatorio
della caffeina assunta con i vari alimenti in modo da non superare
i limiti imposti dalle normative antidoping.
Il contenuto in caffeina del caffè moka tradizionale é
superiore rispetto all'espresso
Nelle donne l'utilizzo di alcuni contraccettivi (etinilestradiolo)
incrementa la durata di azione della caffeina di circa il 50%.
Alcuni farmaci hanno un elevato contenuto in caffeina (100-200
mg a compressa)
La
dieta è in grado di influenzare la risposta individuale
alla caffeina. La differente sensibilità nei confronti
di questa sostanza potrebbe quindi essere spiegata anche analizzando
le abitudini alimentari di chi la assume. Si è visto, per
esempio, che la caffeina presente nel caffè ha un'efficacia
ergogenica inferiore rispetto a quella venduta in compresse. La
mobilitazione dei grassi derivante dall'ingestione di caffeina
è inferiore nei soggetti che assumono alte quantità
di carboidrati nel pasto pregara. Molto importante è anche
l'assuefazione alla sostanza, quel processo per cui l'organismo
sviluppa una sorta di resistenza nei confronti della sua azione
farmacologica. Per massimizzare gli effetti ergogenici della caffeina,
l'atleta dovrebbe quindi astenersi dal consumo di cibi, farmaci
e bevande contenenti caffeina, nei quattro sei giorni che precedono
la competizione.
La parola alla scienza
Malgrado non tutti gli studi confermino gli effetti ergogenici
della caffeina, la maggior parte di essi ne esalta tali caratteristiche,
già a basse dosi. Vediamone alcune:
in uno studio, alcuni atleti che avevano assunto caffeina a dosi
elevate (10 mg/kg di peso corporeo) hanno fatto registrare una
prestazione superiore del 19% rispetto a quella di altri atleti
trattati con placebo o in condizioni di controllo. La prova consisteva
in un esercizio al tapis roulant protratto fino all'esaurimento
fisico.
Altri studi hanno dimostrato che il massimo effetto ergogenico
della caffeina è ottenibile attraverso dosaggi nell'ordine
dei 5 mg/kg. A tali dosi, la concentrazione di caffeina nelle
urine è risultata addirittura inferiore ai limiti imposti
dal CIO.
Quantitativi superiori non sembrano apportare significativi miglioramenti
della performance atletica.
Gli effetti della caffeina sull'apparato muscolare sono massimi
per esercizi di media intensità. Viceversa non è
stato dimostrato alcun effetto positivo sulla potenza o sulla
forza massimale.
Assunzione di caffeina
Per massimizzare gli effetti positivi si consiglia di assumere
dai 3 ai 6 mg di caffeina per Kg di peso corporeo, dai 180 ai
75 minuti prima della competizione sportiva. Piccole dosi possono
essere assunte anche durante prestazioni di endurance, per esempio
in vista del traguardo.
Considerata la grande variabilità individuale è
buona regola sperimentare l'utilizzo di caffeina in allenamento,
evitando di assumerla nei tre giorni che precedono la competizione.
A causa dei possibili effetti collaterali si raccomanda di consultare
un medico prima dell'uso.
Controlli antidoping
In virtù dei suoi effetti ergogenici, la caffeina non può
essere assunta liberamente dagli atleti. Le autorità antidoping
hanno infatti fissato dei limiti di assunzione, oltre i quali
l'utilizzo di questa sostanza viene considerato doping e come
tale punito con la squalifica dell'atleta.
Un soggetto risulta positivo ai controlli antidoping quando la
concentrazione di caffeina nelle urine supera i 0.012 mg/ml (=
12mcg/ml)*. Non é facile stabilire con esattezza quale
sia la dose di assunzione in grado di superare tale soglia, dato
che la caffeina viene metabolizzata dal fegato a velocità
diverse da individuo ad individuo (un po' come succede per l'alcol).
Tale valore limite può essere raggiunto, a grandi linee,
assumendo 800-1200 mg di caffeina pura oppure 8 tazze di caffè
forte.
Per questo motivo si consiglia di non superare le 6-8 tazzine
di caffè espresso o le due-tre tazze di caffè tradizionale
nelle tre ore precedenti la competizione. è inoltre importante
prestare particolare attenzione al possibile effetto additivo
(assunzione contemporanea di energy drink, caffè e farmaci
o altre bevande a base di caffeina).
* Tali valori possono variare leggermente in base alla federazione
sportiva di appartenenza.
Effetti indesiderati
L'assunzione di caffeina non è priva di rischi, soprattutto
per coloro che normalmente evitano di assumerla con la dieta.
In soggetti particolarmente sensibili alla sua azione, effetti
collaterali anche importanti compaiono già a dosi moderate
(due tazzine di caffé). I classici sintomi da eccessiva
assunzione di caffeina comprendono: eccitazione smodata, emicrania,
insonnia, tremori, irritabilità. La caffeina favorisce
la perdita di liquidi (effetto diuretico) e deve pertanto essere
assunta insieme a bevande, mantenendosi ben idratati durante tutta
l'attività fisica.
In caso di dosi superiori ai 500-1000 mg possono anche comparire
alterazioni del ritmo cardiaco (tachicardia ed extrasistole ventricolare).
La LD-50 della caffeina (quantità letale per il 50% della
popolazione), corrisponde a 150 mg/kg di peso, ben trenta volte
al di sopra dei valori consigliati.
(Mypersonaltrainer - 2011).
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IL
CAFFE' E' VERDE? COSI' BRUCIA I GRASSI E STOPPA GLI ZUCCHERI
Il caffè della speranza è verde. La speranza è
quella di perdere peso bevendone una tazzina al giorno. Il caffè
verde, risultato di una miscela di chicchi non tostati e arabica,
potrebbe far perdere fino a due chili in un mese. Lo afferma uno
studio pubblicato sull`American journal of clinical nutrition.
Il potere dimagrante deriverebbe dall`alto contenuto di acido
clorogenico (dal 6 al 10% in ogni porzione), che riduce l`assorbimento
di zuccheri a livello intestinale e aumenta la velocità
con cui vengono bruciati i grassi.
Con una tazza di caffè verde per colazione si perderebbe
un chilo e mezzo nelle prime due settimane e più di due
entro un mese. Chi ha bevuto caffè normale ha perso solo
un paio di etti e chi si è astenuto completamente ha mantenuto
stabile il proprio peso. "Le molecole di acido clorogenico
- ha detto Laurent Fresnel, uno dei creatori della nuova miscela
- sono potenti antiossidanti, ma il loro effetto si riduce con
la tostatura: per questo non sono molto presenti nel caffè
norma.
(IL SOLE 24 - SALUTE - di Paolo Fiore - 24/09/2009)
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UN
BUON CAFFE' CONTRO L'ALZHEIMER
Nei
roditori, la somministrazione regolare di caffeina ha portato
alla riduzione dei livelli ematici e cerebrali della proteina
beta amiloide.
La caffeina è in grado di ridurre in modo significativo
i livelli ematici e cerebrali di una proteina, la beta amiloide,
notoriamente molto elevati nella malattia di Alzheimer. Questo
effetto, e un parallelo miglioramento dei sintomi, è stato
dimostrato nei topi da un gruppo di ricercatori della University
of South Florida che illustra la propria ricerca in due articoli
pubblicati sul "Journal of Alzheimer's Disease".
I ricercatori, diretti in entrambi gli studi da Huntington Potter,
avevano iniziato a interessarsi ai possibili effetti benefici
della caffeina dopo che, alcuni anni fa, uno studio portoghese
aveva riportato che i pazienti affetti da Alzheimer in genere
avevano consumato meno caffeina nel corso dei due decenni precedenti
rispetto ai soggetti che non soffrivano della malattia neurodegenerativa.
Da allora diversi studi non controllati avevano suggerito che
un moderato consumo di caffeina potesse rallentare il declino
della memoria durante l'invecchiamento.
In questo nuovo studio controllato, basato sull'uso di topi geneticamente
modificati in modo da sviluppare deficit mnemonici simili a quelli
che si riscontrano nell'Alzheimer, è stato invece possibile
isolare gli effetti della caffeina sulla memoria, distinguendoli
da quelli legati ad altri stili di vita come la dieta e l'attività
fisica.
I test avevano mostrato che all'età di 18-19 mesi - corrispondenti
a circa 70 anni nell'essere umano - questi topi mostravano segni
di deficit di memoria. A metà di essi i ricercatori hanno
così iniziato a somministrare caffeina a un dosaggio equivalente
di 500 mg al giorno (una tazzina di caffè ne contiene 100-120
mg e una tazza di tè 70-90 mg).
Dopo due mesi i topi a cui era stata somministrata caffeina eseguivano
molto meglio i test per la valutazione della memoria e il pensiero
associativo: di fatto le prestazioni mnemoniche non si discostavano
significativamente da quelle dei topi normali di pari età.
I topi trattati con placebo continuavano a mostrare invece prestazioni
scarse.
Il cervello dei topi trattati mostrava inoltre una riduzione del
50 per cento nei livelli di proteina beta amiloide. Secondo i
ricercatori, la caffeina contrasterebbe i processi infiammatori
che nel cervello portano a una sovrapproduzione di proteina beta
amiloide.
"Queste nuove scoperte forniscono prove che la caffeina potrebbe
rappresentare un 'trattamento' per la malattia di Alzheimer e
non solo una strategia preventiva", ha detto Gary Arendash,
primo firmatario di uno dei due articoli, spiegando che al momento
non è dato sapere se dosaggi inferiori ai 500 mg al giorno
siano in grado di esercitare un effetto analogo o meno.
Questo, osservano i ricercatori, apre la possibilità di
studi in questa direzione anche sull'uomo, considerato che, a
esclusione di particolari categorie di persone, come ipertesi
e donne in gestazione, un'assunzione moderata di caffeina di questo
tipo non dovrebbe comportare effetti negativi secondo il National
Research Council della National Academy of Sciences. (gg)
(LE SCIENZE - Repubblica - 07/2009)
"Caffè
e anziani, poche tazze al giorno per una mente più fresca"
A questo proposito, uno studio europeo, al quale ha preso parte
anche l'Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato, nel
corso di 10 anni, l'associazione tra consumo di caffè e
declino cognitivo negli uomini anziani di Finlandia, Italia e
Paesi Bassi. ... L'analisi è stata condotta seguendo per
10 anni 676 uomini sani nati tra il 1900 e il 1920 provenienti
da Finlandia, Italia, e Olanda. ... Nel corso di 10 anni, gli
uomini che consumavano caffè presentavano un declino cognitivo
di 1,2 punti e gli uomini che non consumavano caffè presentavano
un declino addizionale di 1,4 punti ... Il minore declino è
stato osservato con un consumo di 3 tazze di caffè al giorno
(0,6 punti). Questo declino è stato 4,3 volte inferiore
rispetto al declino dei non consumatori.
(Bollettino di Informazione sui farmaci - N. 4/2007)
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IL
CAFFE': MITI E REALTA' SULLA CAFFEINA
La caffeina è una sostanza naturale di origine vegetale
(un alcaloide), che si trova nelle foglie, nei semi e nei frutti
di oltre 63 specie di piante in tutto il mondo. Da tempo, i prodotti
contenenti caffeina, tra cui il tè, il caffè e alcune
bibite analcoliche, vengono gustati in tutto il mondo. In tempi
più recenti sono state prodotte bibite contenenti livelli
più elevati di caffeina ("bevande energetiche").
Questo articolo fornisce alcune informazioni di carattere scientifico
su caffeina e salute e tenta di chiarire alcune delle controversie
che riguardano questo ingrediente alimentare.
Mito: La caffeina crea dipendenza
Realtà: Le persone spesso affermano di essere "dipendenti"
dalla caffeina nello stesso modo in cui dicono di essere "dipendenti"
dallo shopping, dal lavoro o dalla televisione. In realtà,
per la maggior parte delle autorità, la caffeina non crea
dipendenza. Il consumo abituale di caffeina, se improvvisamente
interrotto, può causare in alcuni soggetti mal di testa,
stanchezza o sonnolenza. Normalmente questi sintomi hanno una
durata di uno o due giorni e possono essere evitati se l'assunzione
di caffeina viene ridotta in modo graduale.
Mito: La caffeina aumenta il rischio di malattie cardiache
Realtà: Studi su larga scala hanno dimostrato che il consumo
di caffeina non aumenta né il rischio di malattie cardiovascolari,
né i livelli di colesterolo nel sangue e non determina
irregolarità del battito cardiaco. In soggetti sensibili
alla caffeina, è stato osservato un lieve e temporaneo
aumento della pressione sanguigna in seguito all'assunzione di
questa sostanza. Tuttavia, questo aumento è paragonabile
a quello provocato da attività fisiche consuete come il
fare le scale. È opportuno che i soggetti con problemi
di ipertensione consultino il medico per avere indicazioni su
qual è il consumo di caffeina adeguato per loro..
Mito: La caffeina provoca il cancro
Realtà: Comprovate ricerche scientifiche hanno dimostrato
che la caffeina non aumenta il rischio di cancro. Due studi condotti
in Norvegia e alle Hawaii su un numero elevato di persone e un'analisi
di 13 studi che hanno coinvolto oltre 20.000 soggetti non hanno
messo in evidenza alcuna relazione tra il consumo abituale di
caffeina e il rischio di cancro.
Mito: La caffeina è un fattore di rischio per l'osteoporosi
Realtà: Alcuni studi indicano che il consumo di caffeina
può aumentare la perdita di calcio attraverso le urine.
Tuttavia, è stato dimostrato che si tratta di una perdita
minima e il consumo di caffeina a livelli normali non sembra incidere
sul livello di calcio o sulla densità ossea. Studi più
recenti hanno confermato che il consumo di caffeina non aumenta
i rischi di osteoporosi, specialmente in donne che assumono un'adeguata
quantità di calcio.
Mito: Le donne in stato di gravidanza o che desiderano avere
un figlio, dovrebbero evitare la caffeina
Realtà: Una grande quantità di studi ha osservato
gli effetti delle bevande contenenti caffeina sui fattori riproduttivi.
I dati raccolti mostrano che il consumo moderato di caffeina non
ha effetti negativi sulla salute della donna in stato di gravidanza
e su quella del nascituro. I risultati di studi che hanno messo
in relazione il consumo di caffeina con il tempo impiegato per
il concepimento non hanno fornito alcuna prova concreta che il
consumo di bevande contenenti caffeina possa ridurre la capacità
di una donna di concepire. Due studi rilevanti compiuti negli
Stati Uniti non hanno evidenziato alcuna relazione tra il consumo
di caffeina e il numero di gravidanze o anomalie del parto. Inoltre,
ricerche recenti non hanno individuato alcuna relazione tra il
consumo di caffeina e l'aborto spontaneo o la crescita anormale
del feto. Tuttavia, non è stato ancora chiarito quali effetti
possa determinare il consumo di dosi elevate di caffeina ed è
consigliabile alle donne in stato di gravidanza di farne un uso
moderato.
Mito: La caffeina ha effetti negativi sulla salute dei bambini
Realtà: Generalmente i bambini hanno la stessa capacità
degli adulti di metabolizzare la caffeina. Alcuni studi hanno
dimostrato che gli alimenti e le bevande contenenti caffeina,
se consumati in quantità moderate, non hanno effetti rilevabili
sull'iperattività o sul livello di attenzione dei bambini.
Tuttavia, nel caso di bambini particolarmente sensibili, dosi
elevate di caffeina possono causare effetti temporanei quali eccitabilità,
irritabilità o ansietà.
Mito: La caffeina non ha effetti positivi sull'organismo
Realtà: É ben noto che la caffeina aumenta il livello
di vigilanza e di attenzione. Si raccomanda spesso di bere una
tazza di caffè o di tè per contrastare la sonnolenza,
soprattutto a coloro che devono guidare per lunghe distanze. Molte
persone ricorrono alla "tazzina di caffè" pomeridiana
per affrontare al meglio il lavoro. Alcuni studi hanno inoltre
dimostrato che la caffeina può migliorare la memoria e
il ragionamento logico.É stato riscontrato che molte bevande
contenenti caffeina, in modo particolare il tè e in tempi
più recenti il caffè e il cioccolato, contengono
antiossidanti. Gli antiossidanti sembrano esercitare effetti benefici
sulla salute e nella prevenzione del cancro. Studi recenti suggeriscono
che la caffeina può essere utile nel trattamento delle
reazioni allergiche, grazie alla sua capacità di ridurre
la concentrazione di istamine, le sostanze prodotte dalla reazione
dell'organismo con un allergene. Inoltre, da tempo, è risaputo
che la caffeina porta giovamento a chi soffre di asma. Sono tuttavia
necessarie ulteriori ricerche in questo campo prima di trarre
delle conclusioni.
In conclusione
Dopo decenni di ricerche, la comunità scientifica non ha
documentato alcuna associazione reale tra consumo moderato di
caffeina e rischi per la salute. Ognuno di noi può continuare
a gustare tè, caffè e bevande contenenti caffeina
affidandosi al proprio buonsenso e alla moderazione.
Cosa si intende per consumo "moderato" di caffeina
Un consumo moderato di caffeina per un adulto è di circa
300 mg al giorno. Per avere un'idea di cosa significhi in termini
di dosaggio, ecco i quantitativi di caffeina contenuti in alcune
delle bevande più comuni.
| Bevanda
/ prodotto |
Quantitativo
medio per porzione |
| Caffè
solubile |
75
mg in una tazza da 190 ml |
| Caffè
filtro (caffè americano, caffè percolato) |
85
mg in una tazza da 190 ml |
| Caffè
espresso |
30-50
mg in una tazzina da 30 ml |
| Tè |
50
mg in una tazza da 190 ml |
| Bibite
energetiche(con caffeina o guaranà) |
28-87
mg in un bicchiere da 250 ml |
| Cola
(dietetica o normale) |
8-53
mg in un bicchiere da 250 ml |
| Altre
bibite analcoliche |
24
mg in un bicchiere da 250 ml |
| Cioccolata
|
5,5-35,5
mg in una barretta da 50 gr |
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI1) American Cancer Society Medical and Scientific
Committee. Guidelines on diet, nutrition and cancer. Cancer J.
for Clinicians, 41(6):334-8,1996.2) Lloyd T and Rollings N Dietary
caffeine intake and bone status of postmenopausal
women. Amer J Clin Nutr.,65:1826, 19973) Barone JJ and Roberts
H. Caffeine consumption. Food and Chemical Toxicology, 34:119-129,1996.
Institute of Food Technologists Expert panel on Food Safety and
Nutrition. Caffeine, a scientific status summary, 1987.4) Hinds,
TS et al. The Effect of Caffeine on Pregnancy Outcome Variables.
Nutr. Reviews, 54(7);203-207, July 1996. MAFF 1999. Caffeine in
soft drinks. Food Safety Information Bulletin Services, No 109,
p.13.
EUFIC - European Food Information Council
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ZUCCHERO
VS CAFFEINA
L'eccesso
di zucchero presente in alcune bevande "energetiche"
annulla in breve l'effetto stimolante della caffeina
Restare svegli con la caffeina
Il rimedio più classico per scacciare il sonno è
il caffé, ma da qualche tempo sono in commercio svariate
bevande che si propongono come energetiche e hanno un certo contenuto
di caffeina. Attenzione però: il loro effetto ?risvegliatore?
potrebbe non esserci. Da uno studio condotto presso il Centro
di ricerca sul sonno dell?Università di Loughborough, in
Gran Bretagna, risulta che se la bevanda contiene troppo zucchero
l?effetto della caffeina diventa trascurabile. Nel loro esperimento,
descritto sull?ultimo numero di "Human Psychopharmacology"
hanno somministrato a due gruppi di volontari ? che il giorno
precedente aveva potuto dormire solo 5 ore ? due diverse bevande:
o un soft drink ?energetico? (45 grammi di zucchero + 30 milligrammi
di caffeina) o una bevanda analoga ma priva di zucchero. Successivamente
li hanno sottoposti a 90 minuti di test, noiosi ma atti a valutare
la loro capacità di concentrazione. Per i primi 30 minuti
fra i due gruppi non si sono rilevate differenze nei tempi di
risposta e negli errori commessi, ma dopo 50 minuti le prestazioni
di quelli che avevano assunto anche lo zucchero iniziavano a calare
significativamente? Un picco glicemico? Ha spiegato Jim Horne,
che ha diretto la ricerca? Non è la cosa migliore per combattere
il sonno. Meglio evitare quindi le bevande con troppo zucchero,
e concedersi una bevanda con maggior quantità di caffeina
e poco zucchero, magari dopo un pisolino?
(LE SCIENZE - Repubblica - 21/07/2006)
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IL
CAFFE' PROTEGGE DALLA CIRROSI EPATICA ALCOLICA
L'ingestione prolungata di grandi quantità di alcol rappresenta
la causa più frequente di cirrosi epatica nelle nazioni
sviluppate. Le donne sembrano essere più suscettibili degli
uomini, e probabilmente, hanno influenza anche differenze etniche.
La quantità di alcol ingerita durante l'arco della vita
e il tipo bevande alcoliche hanno anche un ruolo importante, cosicché
è molto difficile separare l'influenza delle caratteristiche
demografiche dagli altri fattori.
Poiché la maggioranza dei bevitori accaniti non sviluppa
cirrosi, per forza di cose devono esserci altri fattori predisponenti.
Questi possibili fattori comprendono la suscettibilità
genetica, lo stato nutrizionale, meccanismi immunologici, il fumo
di sigaretta, la dieta, interazioni con altre epatotossine.
Gli autori di questo studio, in passato avevano già segnalato
una correlazione inversa fra numero di caffè bevuti e rischio
di cirrosi epatica ad un follow-up di 10 anni. L'analisi coinvolgeva
132 persone ricoverate in ospedale e morte di cirrosi eaptica
alcolica dal 1978 al 1988. La correlazione inversa fra caffè
e cirrosi era più forte per i casi attribuiti all'alcol
rispetto alla cirrosi epatica non alcolica, ma lo studio aveva
una scarsa potenza statistica. Una correlazione inversa fra numero
di caffè bevuti e cirrosi epatica è stata confermata
anche da studi successivi. Una correlazione inversa simile è
stata osservata fra epatocarcinoma primitivo e numero di tazze
di caffè bevute al giorno, dati da tenere in grande considerazione
poiché, solitamente, l'epatocarcinoma è preceduto
da cirrosi.
Vi sono anche studi che hanno dimostrato livelli di transaminasi
inferiori nei soggetti abituali consumatori di caffè. Poiché
gli elevati livelli di questi enzimi sono considerati come un
marcatore sensibile di danno acuto o subacuto del fegato, questi
studi forniscono una prova indiretta per unapossibile protezione
da parte del caffè. I meccanismi di questa protezione sono
puramente speculativi, e non è chiaro se questa protezione
dipenda dalla caffeina e/o da altri ingredienti del caffè.
In questo studio è quindi presentata un'estensione di quello
precedente, con un follow-up di 22 anni su 330 soggetti che svilupparono
cirrosi fra 128.934 ricoverati in ospedale fino al dicembre 2002.
Furono selezionati pazienti con una diagnosi di cirrosi oppure
di altra condizione cirrosi- correlata (varici esofagee, ascite
ecc.).
Gli autori osservarono una correlazione inversa tra rischio di
cirrosi alcolica ed aumentato consumo di caffè. C'era anche
una correlazione inversa statisticamente non significativa (p
< 0,05) fra consumo di caffè e cirrosi non alcolica.
Il rischio relativo di cirrosi alcolica per tazza di caffè
al giorno era 0,78 (IC 95% 0,71-0,85); per la cirrosi non alcolica
il RR era 0,92 (IC 95% 0,84-1,02). La relazione inversa tra cirrosi
alcolica e consumo di caffè era mantenuta dopo correzione
per sesso, gruppo etnico di appartenenza, età, peso corporeo.
Non vi era una diminuzione della riduzione del rischio associato
con consumo di caffè con l'aumentare dell'intervallo di
tempo fra la raccolta dei dati relativi al consumo di caffè
e la diagnosi di cirrosi; il rischio relativo per coloro che bevevano
più di quattro tazze di caffè al giorno, rispetto
a quelli che non ne bevevano era 0,2 per il periodo inferiore
a cinque anni; il RR era 0,3 da cinque a nove anni e 0,2 per più
di dieci anni.
Il rischio di cirrosi alcolica era più elevato con l'aumentare
dell'età, nel sesso maschile, nei fumatori e nei soggetti
obesi, mentre le persone con un livello di educazione scolastica
superiore avevano un rischio minore. Il consumo di caffè
era positivamente correlato con il fumo di sigaretta e col consumo
di bevande alcoliche, mentre era inversamente correlato con il
consumo di te.
Per quanto riguarda le transaminasi, i livelli medi di questi
enzimi erano progressivamente più elevati nei soggetti
che consumavano maggiori quantità di alcol. Stratificando
i livelli di transaminasi per consumo di alcol fu trovata una
significativa relazione inversa fra consumo di caffè e
prevalenza di transaminasi aumentate all'interno di ogni strato
di consumo di alcol; questa relazione inversa era più forte
nei bevitori accaniti rispetto a quelli che consumavano minori
quantità di alcol.
I dati di questo studio dimostrano una significativa relazione
inversa fra consumo di caffè rischio di cirrosi alcolica,
indipendentemente da potenziali fattori confondenti. Al contrario,
non c'era nessuna associazione statisticamente significativa fra
consumo di caffè e rischio cirrosi non alcolica. La positiva
correlazione fra consumo di caffè e fattori correlati con
il rischio di cirrosi, come consumo di alcol, fumo di sigarette,
obesità, indicano che questi fattori confondenti dovrebbero
determinare una correlazione positiva e non inversa fra consumo
di caffè e cirrosi.
I risultati di questo studio sono generalmente comparabili con
quelli di studi precedenti, e suggerirebbero un possibile effetto
protettivo del caffè contro il danno epatico. La minore
prevalenza di aumento delle transaminasi nei bevitori di caffè
non era limitata ai bevitori accaniti, nei quali tuttavia l'effetto
protettivo sembrava essere ancora più forte. Studi precedenti
avevano anche dimostrato una significativa associazione inversa
fra consumo di thè, bevanda nella quale la caffeina è
contenuta inquantità inferiori rispetto al caffè,
e cirrosi epatica. In questo studio non fu trovata un'associazione
inversa statisticamente significativa fra consumo di thè
e rischio di cirrosi epatica.
Questi dati sembrano indicare che la caffeina ha un effetto protettivo
nei confronti del danno epatico indotto dall'alcol. Questo effetto
protettivo s eserciterebbe attraverso un'azione antagonista per
i recettori dell'adenosina oppure tramite un'azione antiossidante,
la quale potrebbe estrinsecarsi attraverso la stimolazione da
parte del cafestolo (un componente liposolubile diverso dalla
caffeina presente nel caffè bollito) attraverso l'induzione
del glutatione, un fattore noto per svolgere un'azione protettiva
a livello cellulare.
Tuttavia non è possibile escludere che altri ingredienti
presenti nel caffè, un vegetale complesso con diversi ingredienti
biologicamente attivi, siano responsabili di questo effetto protettivo.
Il limite principale di questo studio è che non furono
raccolte informazioni sufficienti circa le abitudini di vita e
dietetiche nei partecipanti. Per esempio, alcuni di loro con sintomi
di epatopatia non diagnosticata potrebbero aver ridotto il consumo
di caffè o aver smesso del tutto, quindi aumentando artificiosamente
il rischio del gruppo di riferimento che non consumava caffè.
Un altro limite è che la popolazione arruolata nello studio
era rappresentata da soggetti ricoverati in ospedali, presumibilmente
affetta da epatopatia grave, quindi lasciando inesplorato rapporto
tra consumo di caffè ed epatopatie più lievi.
I risultati di questo studio non indicano un rapporto causale
fra consumo di caffè e diminuito rischio di cirrosi epatica
alcolica. Inoltre non hanno chiare implicazioni terapeutiche.
Persino se il caffè fosse realmente protettivo, infatti,
il provvedimento più importante per ridurre il rischio
di cirrosi alcolica è di evitare o ridurre al massimo il
consumo di alcol.
Questi dati potrebbero spiegare in parte la variabilità
del rischio di cirrosi nei consumatori di alcol. Pertanto sono
necessarie ricerche più approfondite e studi prospettici
che chiariscano definitivamente i rapporti fra caffè e
cirrosi epatica.
Per il momento, possiamo continuare a pensare che il consumo di
caffè potrebbe rappresentare soltanto uno fra i tanti fattori
in grado di modulare il rischio di cirrosi epatica alcolica. non
c'è alcun motivo per indurre la popolazione ad aumentare
il consumo di caffè, soprattutto per i possibili effetti
sull'apparato cardiovascolare.
1: Klatsky AL, Morton C, Udaltsova N, Friedman GD.
Coffee, cirrhosis, and transaminase enzymes.
Arch Intern Med. 2006 Jun 12;166(11):1190-5.
PMID: 16772246 [PubMed - indexed for MEDLINE]
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ANTITESI:
I DANNI DELLA CAFFEINA
Gli
effetti della caffeina sul l'organismo sono stati ampiamente studiati,
ma sui giornali non se ne ha mai notizia. Non se ne ha notizia
da nessuna parte perchè l'intera popolazione nazionale,
se non mondiale, è assuefatta dalla caffeina. Dottori,
giornalisti, scienziati, scrittori - bevono tutti caffè.
Le persone il cui mestiere è l'informazione sono di solito
grandi bevitori di caffè. E pochi di essi si arrischierebbero
a parlare contro questa popolare droga.
Una persona lo ha fatto. è Stephen Cherniske, uno scienziato
che ha passato 10 anni della sua vita studiando approfonditamente
gli effetti della caffeina sull'organismo e compilando un documento
eclatante, "Caffeine Blues" ("Depressione da caffeina").
Sulla prima pagina di questo libro si legge:
- La Caffeina non puo' dare energia, ma solo stimolazione chimica;
induce in uno stato di allerta che puo' condurre ad irritabilità,
sbalzi di umore ed attacchi di panico.
- L'effetto finale della caffeina sull'umore puo' essere un grosso
calo, che puo' portare a depressione ed a fatica cronica
- La caffeina da l'illusione di aumentare lo stato di vigilanza
in quanto causa dilatazione delle pupille, accelerazione del battito
cardiaco, ed aumento di pressione. In realtà, la caffeina
non aumenta, nel complesso, l'attività mentale.
Ho letto (l'Autore dell'articolo, NdT) "Caffeine Blues"
ed ho scelto le piu' importanti informazioni e notizie per questo
articolo.
Il grande imbroglio della caffeina
Probabilmente avete letto da qualche parte, o vi è stato
detto a scuola, che se il caffè è consumato in quantità
"moderata" non causa alcun problema. Siete stati rassicurati.
Qualche volta, potete aver letto sui giornali dei "benefici"
che apporta l'uso del caffè. Finora, tutto bene. Chi mai
ha detto qualcosa di negativo sul caffè? Cherniske risponde:
"Avevo sentito dire soltanto che la caffeina era un leggero
stimolante e le sua correlazione con i disturbi di salute non
era provata. Avevo anche sentito dire che la caffeina non dava
assuefazione. Poichè seppi dalla mia dolorosa esperienza
personale che era vero il contrario, ritenni di essere probabilmente
stato raggirato sull'intero argomento."
"Mi sono rapidamente reso conto che ognuno è stato
raggirato - ricercatori, dottori, giornalisti, e in particolar
modo il pubblico. L'inganno è stato coordinato da un'industria
il cui scopo è piuttosto semplice: introdurre nei nostri
organismi piu' caffeina possibile. L'industria della caffeina
sa che la caffeina indebolisce il nostro naturale senso di vitalità,
rendendoci dipendenti dai suoi prodotti per superare la giornata.
Sa che voi realmente bramate i suoi prodotti e, cosa piu' importante,
che soffrite quando non li consumate."
"è una montatura commerciale, ed è legale.
Non c'è da stupirsi che sempre piu' aziende stanno lanciandosi
nel mercato della caffeina, producendone grandi quantità,
dai caffè e tè speciali alle pillole energetiche
"erboristiche" alla caffeina, bevande a base di frutta
"corrette" con caffeina, bevande analcoliche "supercariche",
birra con addizionata a caffeina, e addirittura acqua con caffeina
aggiunta". (Caffeine Blues, pag. 4)
La legge dell'eccitazione
Herbert Shelton spiega in modo esplicito la delusione della stimolazione
nel suo classico libro, "Ortobionomia".
"Ogni volta che una condizione o una sostanza irritante è
somministrata per dare tono ad un organismo vitale cio' causa
resistenza ed eccitazione manifestati con un'azione di indebolimento
e di rafforzamento che sempre necessariamente diminuisce il potere
di azione e lo fa precisamente nel grado in cui accelera l'attività;
l'aumentata attività è causata dall'elevato dispendio
di energia vitale richiesta, non compensata nel processo correlato,
e percio' la fornitura di energia è diminuita di questa
quantità
In tali circostanze, la vitalità
o energia di un qualunque soggetto si manifesta con un dispendio
energetico, mai come un suo accumulo.
In altre parole, cio' che sembra ci dia energia prosciuga le nostre
energie. Lo stimolo che le persone ricevono dal bere caffè
è un dispendio di forze vitali, non è energia reale,
che puo' arrivarci solo dal riposo.
Cherniske che capisce cio' a fondo, spiega: "La caffeina
non fornisce energia-solo stimolazione chimica. L'energia che
si percepisce viene dallo sforzo del corpo di adattarsi all'aumentato
livello nel sangue di ormoni dello stress
L'uso del caffè
per migliorare l'umore è una benedizione di breve durata
ed una maledizione di lunga durata. Mentre l'iniziale stimolo
dell'adrenalina puo' procurare un provvisorio sollievo anti-fatica,
l'effetto finale della caffeina è di una depressione, leggera
o profonda. I pubblicitari e le "istituzioni" del caffè
hanno nascosto all'opinione pubblica questo aspetto della caffeina
"
"Anche se i consumatori di caffeina possono sentirsi piu'
svegli, l'esperienza è semplicemente quella di un aumento
dell'attività sensoriale e motoria (pupille dilatate, aumento
del battito cardiaco e della pressione sanguigna). La qualità
di pensiero e la memoria non migliorano piu' di quanto migliora
la qualità della musica quando suonata ad alto volume o
velocità."
Tolleranza
Sulla tolleranza alla caffeina, dice: "Cio' che è
sopportabile per una persona puo' essere eccessivo per un'altra.
Inoltre, la razione di caffeina tollerabile in un certo periodo
della vita puo' in realtà causare problemi di salute solo
pochi anni dopo." (Caffeine Blues, pag. 8).
Spesso sentiamo dire che la caffeina è dannosa solo se
consumata in eccesso, ma se presa in piccola quantità non
è pericolosa, e puo' avere perfino effetti benefici, aumentando
la "prontezza mentale". Ma da quando un veleno puo'
essere benefico per noi?
"
di tutte le migliaia di ricerche che sono state pubblicate
sulla caffeina, nessuna ha concluso che essa sia benefica."
La verità è che il bevitore di caffè moderato
è una perla rara, perchè il caffè crea cosi'
tanta assuefazione, che molti consumatori finiscono con il berne
troppo. Ed una "persona media" è comunque un
mito. La persona descritta dagli scienziati nelle loro pubblicazioni
quando analizzano statisticamente il consumo di caffeina semplicemente
non esiste. Non tutti reagiscono ad un veleno allo stesso modo,
non tutti possono disintossicarsi alla stessa velocità,
e non tutti ne consumano la stessa quantità.
I bambini ne risentono di piu', perchè il loro organismo
è piu' puro. La stessa dose di caffeina avrà effetti
differenti su persone differenti. Possiamo cosi' vedere l'erroneità
della raccomandazione "moderazione" - perchè
non significa nulla. La moderazione puo' solo riguardare gli elementi
salutari della vita, non quelli che la danneggiano. La moderazione
in questi casi è impossibile. Ogni quantità è
eccessiva.
Ma come siamo giunti a bere caffè?
Sembra che i semi del caffè fossero usati come farmaco
molto prima dell''uso alimentare. La pratica di dare sostanze
tossiche ai malati è stata di moda per tanto tempo e non
è cambiata molto al giorno d'oggi. Una buona percentuale
dei farmaci di oggi contiene caffeina fra i "principi attivi".
"Non era ancora il tredicesimo secolo quando I monaci arabi
fecero una scoperta rivoluzionaria. I grani del caffè arrostiti
potevano essere preparati in una bevanda. Piu' nessuno si sarebbe
addormentato pregando! La notizia si espanse di monastero in monastero,
poi arrivo' nelle strade del mondo che presto si riempirono di
caffetterie." (Caffeine Blues, pag. 14)
"Quando il caffè fu per la prima volta introdotto
nelle città europee nel diciassettesimo secolo, la gente
era disgustata dal suo colore e dal suo odore. Si lamentarono
che maleodorava e lo considerarono bitume per i tetti. Ma dopo
che sperimentarono il suo effetto stimolante, la bevanda fu presto
proclamata un miracolo della natura. Gli storici registrarono
questo fenomeno senza accorgersi dell'ironia di cio' che stavano
scrivendo. La caffeina è, dopotutto, una droga psicoattiva,
e gli esseri umani tendono a desiderare ardentemente le sostanze
che alterano il loro stato come la caffeina, la morfina, la nicotina,
e la cocaina. Infatti, tutti questi alcaloidi sono chimicamente
correlati e, pur avendo effetti molto differenti fra loro, sono
tutti veleni." (Caffeine Blues, page 17).
Ora il caffè ha conquistato il mondo tanto che ognuno beve
caffè, se non tè, se non altri tipi di bevande con
caffeina, come la Coca-Cola. Gli americani sono i piu' grandi
consumatori di caffè - con un abbagliante record di 420
milioni di tazze bevute ogni singolo giorno.
Tossicità del caffè
Il caffè è una droga "leggera" contenente
un vasto assortimento di sostanze tossiche. In aggiunta alla caffeina,
il caffè contiene centinaia di sostanze volatili inclusi
piu' di 200 acidi. Il corpo le deve espellere attraverso un grande
dispendio di energia, che è quella strana stimolazione
percepita come "energia".
La caffeina è un veleno biologico usato per le piante come
pesticida. La caffeina da al fogliame e ai semi un sapore amaro,
che scoraggia il loro consumo agli insetti e agli animali. Se
i predatori persistono nel mangiare le piante irrorate di caffeina,
la caffeina puo' causare la distruzione del loro sistema nervoso
centrale e perfino avere aspetti letali. Molti infestanti imparano
presto a lasciar stare le piante." (Caffeine Blues, pag.
17). Ma gli umani si sono presi gioco dei loro istinti e dei loro
gusti primordiali ed hanno cercato di fare con il caffè
una bevanda bevibile, spesso mescolata con latte e zucchero. Ma
il nostro senso del gusto una volta era in grado di scovare tale
veleno - usato per le piante come pesticida per repellere gli
insetti.
Ma la caffeina non è l'unica sostanza tossica nel caffè.
"Ricordiamoci che il caffè contiene un gran numero
di sostanze chimiche, non solo caffeina, tra cui un gruppo di
composti estremamente tossici noti come Idrocarburi Aromatici
Policiclici (PAH). Possiamo ricordarli come gli agenri cancerogeni
isolati nella carne cotta al barbecue." (Caffeine Blues,
page 53).
Cioccolata
La cioccolata contiene una piccola quantità di caffeina,
ma contiene anche una buona quantità di un'altra sostanza
detta teobromina. è un analogo della caffeina e produce
un simile effetto fisiologico. La combinazione di caffeina e teobromina
contenute in un pezzo di cioccolata di un'oncia (28 g circa),
raggiunge il potere stimolatore di 40 milligrammi di caffeina!
Ma tutti bevono il caffè!
"Quando si arriva al caffè, la piu' comune reazione
che sento è: "Come potrebbe farti male? La gente beve
il caffè da secoli"
"Per uno scienziato, questa osservazione è senza significato.
La storia è piena di casi in cui milioni di persone hanno
fatto seri errori. Ci sono erbe in Cina, ad esempio, che sono
state usate in medicina per migliaia di anni e sono ancora in
uso per trattare le congestioni al seno. Ma un ripetuto utilizzo
nel tempo di queste erbe puo' causare cancro al naso e alla gola.
Gli epidemiologisti (scienziati che studiano la distribuzione
delle malattie nella popolazione) hanno stimato che questa abitudine
ha causato morte prematura e dolorosa per milioni di Cinesi. Chiaramente,
un grande numero di persone possono sbagliare, specialmente se
non conoscono i fatti." (Caffeine Blues, pag. 49).
Ci si puo' anche chiedere la ragionevolezza delle comuni asserzioni
che sentiamo da amici, personaggi famosi e colleghi. Nel film
"Shadow of a Doubt", una famosa battuta di Josef Cotten
fu: "Non posso affrontare il mondo al mattino. Devo bere
un caffè prima di riuscire a parlare." Ora, sostituiamo
alla parola caffè quella di un'altra droga, diciamo le
anfetamine. Se una persona dice di non poter affrontare il mondo
senza anfetamine, la chiamiamo tossicodipendente. La mandiamo
a farsi curare e forse perfino in prigione. Ma poichè il
caffè è una droga che noi stessi consumiamo, ammicchiamo
e annuiamo, dicendo: "Si', non è la verità!"
(Caffeine Blues, pag. 50).
Caffeina e problemi di digestione
"La cattiva digestione è un problema di cui si accorge
la maggior parte della gente - e peggiora con la caffeina. Quella
maxi-bibita o il doppio espresso che beviamo ai pasti è
cio' che piu' contribuisce a gonfiore, dolore, gas che prova circa
il 50% degli adulti americani dopo mangiato. E questi sintomi
sono solo le manifestazioni fisiche dell'indigestione. Invisibili
sono i pericolosi sottoprodotti della fermentazione e della putrefazione.
Alcuni di questi sottoprodotti sono riassorbiti nel flusso sanguigno,
e le tossine che rimangono nell'intestino aumentano i rischi di
malattie gastrointestinali." (Caffeine Blues, pag. 60).
Caffeina e disturbi del sonno
"E' credenza diffusa che il caffè prima delle 3 del
pomeriggio non possa disturbare il sonno. In realtà, la
caffeina ad ogni ora del giorno puo' causare disturbi del sonno,
specialmente se si è sotto stress."
Sembra che la caffeina disturbi la fase piu' importante del sonno:
il sonno profondo. è un circolo vizioso: la somministrazione
di caffeina porta a diminuire la quantità di sonno, e cio'
porta ad aumentare la dose di caffeina; cosi' diminuisce la qualità
del sonno, portando a problemi e fatica che inducono ad aumentare
ancora la dose di caffeina, e cosi' via.
"Tendiamo a pensare che i problemi legati alla caffeina siano
piu' sentiti dalle persone che lavorano. In realtà, i piu'
pesantemente colpiti sembrano essere le persone anziane. Sebbene
gli anziani tendano a ridurre il consumo di caffè, essi
si disintossicano piu' lentamente dalla caffeina ingerita e il
loro sistema nervoso è piu' sensibile di quello delle persone
piu' giovani. Ora le ricerche stanno scoprendo che i disturbi
del sonno fra gli anziani sono la maggior causa non solo delle
alterazioni fisiche legate all'età, ma anche di quelle
mentali." (Caffeine Blues, page 85).
Caffeina e denutrizione
Il caffè causa inoltre molte carenze alimentari. I veleni
nel tè e nel caffè, caffeina inclusa, causano un
aumento della perdita di vitamina B attraverso le urine. C'è
anche una perdita di calcio.
"Le ricerche appena pubblicate in Annals of Nutrition and
Metabolism hanno trovato che la caffeina aumenta la perdita di
potassio di circa un terzo. A peggiorare la situazione, la perdita
di questo minerale sembra accelerare quando alla caffeina si aggiunge
lo zucchero. Gli studi mostrano che il meccanismo che sta dietro
questa perdita del minerale puo' aver a che fare col fatto che
la caffeina indebolisce la capacità dei reni di trattenere
calcio, magnesio ed altri minerali. Piu' recentemente, lo zinco
è stato aggiunto alla lista dei elementi nutritivi di cui
la caffeina impoverisce" (Caffeine Blues, pag. 90).
In aggiunta, quando la caffeina viene somministrata, diminuisce
l'assorbimento del ferro.
Caffeina e malattie mentali
Ho saputo per molto tempo che perfino una dose moderata di caffeina
puo' causare una piccola depressione. L'ho notata su me stesso
un paio di anni fa quando ho iniziato a bere tè, pensando
che questa bevanda avesse solo una minuscola quantità di
caffeina. Non riuscivo a prender sonno prima delle 2 del mattino
ed iniziai ad avere una leggera depressione. Non appena smisi
di bere tè, essa passo'. Quanta gente si sente depressa
e stanca senza una ragione apparente? E quanti di essi bevono
caffè o tè e non riescono a rinunciarvi?
"Se ad una persona vengono iniettati 500 mg di caffeina,
entro un'ora essa esibisce sintomi di severa malattia mentale,
fra i quali allucinazione, paranoia, panico, manie e depressione.
Ma la stessa quantità di caffeina fornita nel corso di
una giornata produce solo le piu' leggere forme di infermità
mentale, contro le quali si assumono tranquillanti ed antidepressivi."
(Caffeine Blues, pag. 124).
Caffè e stipsi
"... molte persone richiedono la caffeina perchè le
aiuta a mantenere una normale regolarità intestinale, ma
è come essere dipendenti dai lassativi. In ciascun caso,
si usa una droga per indurre movimento intestinale, e alla fine
molti bevitori di caffè diventano dipendenti da questa
azione lassativa. Senza lo stimolo della caffeina, essi provano
cio' che è conosciuto come "costipazione di rimbalzo"
" (pag. 173).
Caffeina e mal di testa
"Quarantacinque milioni di americani soffrono di mal di testa
cronico. Diciassette milioni soffrono di emicrania."
"La persona con il mal di testa non sa che esso è
stato causato o scatenato dalla caffeina, cosicchè ricorre
ad un antidolorifico (analgesico). Gli studi mostrano che, nel
95% dei casi, i medicinali analgesici contengono caffeina. Cosi'
l'antidolorifico lavora, specialmente se il mal di testa è
causato dall'astinenza dalla caffeina, ma la caffeina contenuta
alla fine scatena un altro mal di testa. In definitiva, lo sfortunato
che soffre diventa dipendente dall'antidolorifico per avere un
briciolo di sollievo, ma il mal di testa aumenta in frequenza
e in intensità. Cio' puo' andare avanti per diversi anni,
creando un ciclo di dolore e depressione che distrugge la qualità
della vita." (Caffeine Blues, pag. 185).
"Un mal di testa da cessazione di somministrazione di caffeina
deriva dalla normale apertura (dilatazione) dei vasi sanguigni
che sono ristretti dalla caffeina. In altre parole, la dose abituale
di caffeina tiene ristretti i vasi sanguigni nel cervello. Quando
la caffeina non viene consumata, questi vasi sanguigni ritornano
alla normale capacità di flusso, e cio' aumenta la circolazione
nel cervello che causa la palpitante agonia di un mal di testa
da astinenza da caffeina." (Caffeine Blues, pag. 186).
Esaurimento della ghiandola surrenale
"La caffeina contribuisce all'esaurimento della ghiandola
surrenale, e con essa viene impoverita una gran quantità
di ormoni. Lo sterminio non è silenzioso. Si farà
sentire ogni giorno in tanti modi, semplicemente quando non si
riescono piu' a controllare a lungo le funzioni vitali come si
riusciva una volta." (Caffeine Blues, pag. 197).
La caffeina e le donne
"Rispetto agli uomini, le ricerche mostrano che la caffeina
è piu' dannosa per le donne, producendo effetti sfavorevoli
a dosi inferiori. Gli effetti sono anche piu' estesi se si considera
il danno che la caffeina provoca sul feto e sui bimbi in allattamento."
(Caffeine Blues, page 225)
Ci sono altri fattori per cui la caffeina riguarda le donne: essa
causa carenza di ferro; aumenta la perdita di calcio ed il rischio
di osteoporosi; la caffeina produce un momentaneo miglioramento
dell'umore, ma contribuisce ad una depressione di rimbalzo.
Ecologia: i pesticidi, la deforestazione e il problema dell'utilizzo
del territorio
Il caffè è la maggiore coltura del mondo. Piu' del
grano, del riso, del granoturco e del bestiame. Piu' della frutta,
della verdura, o di ogni altra coltura di base - il caffè
è il numero uno. Piu' delle automobili, dell'acciaio, di
ogni altra cosa, solo terzo vicino al petrolio e ad alcuni metalli
utilizzati per la fabbricazione delle armi. Il motivo è:
il caffè è una droga, quasi ciascuno ne è
dipendente, e fa parte della cultura.
Il caffè è una delle colture in cui si fa il piu'
massiccio uso di pesticidi. Nei paesi in cui viene coltivato il
caffè ci sono poche limitazioni sull'uso dei pesticidi,
e ci sono ancor meno leggi che proteggano I lavoratori e l'ambiente.
"Per le piantagioni di caffè si usano enormi quantità
di pesticidi che inquinano la terra, I fiumi, distruggono le piante
e la vita animale attorno ad esse. I semi vengono presi dal mercato,
ma cosa succede alla polpa del caffè ed all'acqua di lavorazione?
Questa acqua, caricata da pesticidi, funghicidi e residui azotati,
va direttamente nei corsi d'acqua locali, nei fiumi e nei laghi.
Senza essere filtrata o depurata, questa acqua inquinata danneggia
la vita acquatica cosi' come la salute delle persone che vivono
accanto a queste masse d'acqua. E la polpa del caffè? Viene
posta in immense, putride discariche, sprigionando la sua elevata
carica azotata nell'acqua del sottosuolo e col tempo nelle stessi
inquinati corsi d'acqua." (Caffeine Blues, pag. 276)
Cherniske nel suo libro menziona anche di come le piantagioni
di caffè hanno probabilmente contribuito alla distruzione
delle Foreste Pluviali piu' di ogni altra coltura nel mondo, poichè
grandi porzioni di foresta sono rase al suolo ogni anno per far
posto alle piantagioni di caffè.
La coltura del caffè utilizza intensivamente la manodopera
e richiede ampi spazi e risorse. Sono cifre astronomiche solo
se si calcola che la domanda mondiale di caffè è
di 13 miliardi di libbre (6 milioni di tonnellate) all'anno. Poichè
una piana media produce una o 2 libbre di caffè tostato
all'anno, servono 7 miliardi di alberi. A giudicare da quanto
il coltivatore medio puo' ottenere da ogni acro, si conclude che
70 milioni di acri (28 milioni di ettari) sono dedicati a crescere
questo non-cibo, questa droga, questo veleno che contribuisce
alle sofferenze umane e rovina la salute di milioni di persone
senza che esse ne siano informate.
70 milioni di acri dedicati alla coltura del caffè. Riflettiamci
per un momento. 70 milioni di acri
Se aggiungiamo ad essi
il terreno dedicato alla coltura del cacao (per fare la cioccolata),
alle foglie del tè, alla canna da zucchero, e all'uva (per
fare il vino), arriviamo a numeri spaventosamente elevati. Centinaia
di milioni di acri delle piu' fertili terre del mondo esclusivamente
dedicate alla coltura del non-cibo e delle bevande che contribuiscono
alla sofferenza dell'umanità. Perchè si parla di
mancanza di cibo? Semplicemente si coltivano le piante sbagliate
per gli scopi sbagliati!
La corruzione dell'industria dei cibi salutistici
"Fino agli anni '90, la caffeina era un tabu' per l'industria
del cibi salutistici, come lo zucchero e la farina bianca. Le
tisane d'erbe senza caffeina vennero lanciate dall'industria dei
cibi salutistici, ove i prodotti privi di caffeina erano stati
tradizionalmente marchiati come "scelta naturale". Ora
gli stessi negozi "naturisti" hanno immense esposizioni
di barattoli pieni di chicchi di caffè ed alcuni punti
vendita hanno bar in cui si servono intrugli gonfiati con caffeina.
Cosa è successo?" (Caffeine Blues, pag. 266).
"Il volto dell'industria cambio' quando gli originari sognatori
hanno venduto ai conglomerati di aziende, per i quali il profitto
è piu' importante dei princìpi della salute. La
proliferazione del caffè biologico nei negozi di alimentazione
naturale è decollata e, prima che l'opinione pubblica lo
sapesse, le aziende di cibi salutistici hanno scoperto cio' che
l'industria alimentare sapeva già da decenni: la Caffeina
vende." (Caffeine Blues, pag. 267).
Sostituzione del caffè e rinuncia ad esso
Lo sappiamo: rinunciare al caffè è raramente facile,
specialmente a chi per anni ne ha bevuto diverse tazze al giorno.
I sintomi da disintossicazione includono mal di testa, depressione,
stanchezza e molti altri disturbi.
Cherniske menziona un piano con cui una persona puo' smettere
di bere caffè con pochi disagi, sostituendolo gradualmente
con bevande alle erbe fino a non bere piu' caffè. Comunque,
questo processo appare un po' lungo, e io (l'Autore, N.d.T.) personalmente
raccomando un metodo piu' radicale; le persone seguiranno il metodo
che pensa di poter fare meglio.
Ci vogliono 60 giorni perchè il nostro corpo elimini tutta
la caffeina e veda veramente i risultati. Si possono accelerare
i tempi con una dieta crudista o una dieta breve e rapida di sola
frutta e verdura fresche.
Ci sono sostituti del caffè che possono essere usati per
smettere di berlo. I negozi di cibi naturali offrono un'ampia
gamma di prodotti, di solito fatti con cereali tostati, che hanno
un sapore simile al caffè. Comunque, dovete essere sicuri
di comprare dei sostituti genuini e senza caffeina. Prodotti come
guaranà, noce di cola, tè verde, tè mate
ed ephedra sono solo altre piante sorgenti di caffeina ed altre
droghe stimolanti. Indeboliscono le funzioni del corpo proprio
come fa il caffè. Esiste ad esempio un prodotto chiamato
"Teeccino" che si prepara come il normale caffè
ma non contiene caffeina nè alcun chicco di caffè.
è fatto di datteri, fichi, carrube, orzo etc. (www.teeccino.com,
email: info@teeccino.com)
Il libro Caffeine Blues si trova su www.amazon.com/sunfood02
(Articolo di Frédéric Patenaude pubblicato in
Just Eat An Apple, Vol. 2, #2. - 02/2005)
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IL
CAFFE' RIDUCE IL RISCHIO DI DIABETE
Chi consuma regolarmente molta caffeina, a parità di altri
fattori, ha meno probabilità di sviluppare il diabete di
tipo 2.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Annals of Internal
Medicine", l'abitudine di bere caffè ha effetti benefici
ben maggiori di quello di dare la sveglia al mattino. I forti
consumatori di caffè presentano infatti un rischio molto
minore di sviluppare il diabete di tipo 2. Questa malattia è
molto comune soprattutto negli anziani. Oltre all'età,
i fattori di rischio comprendono l'essere sovrappeso e poco attivi
fisicamente. Nel 2000, uno studio di ricercatori olandesi aveva
suggerito che, a parità di altri fattori, i bevitori di
caffè avessero meno probabilità di sviluppare la
malattia rispetto a coloro che non ne bevono. la ricerca, però,
non distingueva fra le varietà caffeinate e decaffeinate.
Nel nuovo studio, un gruppo di ricercatori dell'Università
di Harvard e del Brigham and Women?s Hospital di Boston ha seguito
126.000 persone per più di dodici anni. I partecipanti
dovevano periodicamente rispondere a dettagliati questionari che
includevano domande sulle loro abitudini. Gli scienziati hanno
determinato che gli uomini che bevevano più di sei tazze
di caffè con caffeina al giorno presentavano un rischio
di sviluppare il diabete di tipo 2 pari a quasi la metà
di coloro che non consumavano caffè. Fra le donne, il rischio
per le bevitrici regolari era invece inferiore del 30 per cento.
Gli effetti del decaffeinato erano più limitati: una riduzione
del 25 per cento del rischio per gli uomini e del 15 per cento
per le donne. "Sono buone notizie per chi beve caffè,
- spiega Frank B. Hu, co-autore dello studio - ma ancora non sappiamo
come mai questa bevanda ha effetti benefici per il diabete. Saranno
necessarie altre ricerche". È noto che la caffeina
nel breve termine aumenta i livelli di zucchero nel sangue, ma
i suoi effetti a lungo termine non sono ancora del tutto compresi.
Forse gli altri ingredienti della bevanda, come antiossidanti
e magnesio, potrebbero svolgere un ruolo importante.
(LE SCIENZE - Repubblica - 08/01/2004)
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IL
CAFFE' PROTEGGE DAL CANCRO
Un
composto chiamato metilpiridinio, che si forma durante la tostatura
del caffè, ha un effetto protettivo contro il tumore del
colon.
Una tazza di caffè alla mattina può fare ben di
più che dare la sveglia: secondo alcuni ricercatori tedeschi,
la bevanda conterrebbe un composto attivo, chiamato metilpiridinio,
in grado di prevenire il tumore del colon. Nel corso di studi
con animali, il potente composto antiossidante si è rivelato
capace di incrementare l'attività di enzimi di fase II
che si ritiene proteggano contro questo tipo di cancro. Lo studio
è stato pubblicato sul numero del 5 novembre della rivista
"Journal of Agricultural and Food Chemistry". Da molto
tempo gli scienziati sospettavano che il caffè offrisse
qualche tipo di protezione contro il cancro. Quello dei ricercatori
dell'Università di Münster, però, è
il primo studio a identificare uno specifico composto antitumorale
nel caffè. "Fin quando non verranno effettuati studi
su esseri umani, - afferma il ricercatore Thomas Hofman - non
si può indicare esattamente la quantità di caffè
necessaria per ottenere un effetto efficace contro il tumore del
colon. Tuttavia, i nostri risultati indicano senza dubbio che
bere caffè, soprattutto se molto forte, fornisce una buona
protezione". Hofman sottolinea che il caffè espresso
contiene una quantità di composto anticancro circa due
o tre volte maggiore rispetto a un caffè normale. Il metilpiridinio
si trova quasi esclusivamente nel caffè e nei prodotti
derivati. Non è presente però nei grani della pianta:
si forma durante il processo di torrefazione a partire dal suo
precursore chimico, la trigonellina. Il composto antitumorale
si trova anche nel caffè decaffeinato e persino nel caffè
istantaneo.
(LE SCIENZE - Repubblica - 30/10/2003)
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IL
CAFFE' SULLA PELLE
Le
sostanze presenti nel tè verde, come caffeina e catechina,
potrebbero contribuire a prevenire i tumori della pelle.
Uno studio condotto al Susan Lehman Cullman Laboratory for Cancer
Research della Rutgers University del New Jersey, negli Stati
Uniti, ha mostrato che il trattamento della pelle con la caffeina
può aiutare a prevenire i tumori della pelle. ?Non è
un effetto di schermatura del Sole, - commenta Allan Conney, uno
degli autori - ma qualcosa di più. Si tratta di un effetto
biologico che, se fosse confermato, ci fornirebbe un metodo sicuro
ed efficace di prevenire i tumori della pelle?. Da tempo è
noto che l'esposizione alla radiazione ultravioletta solare è
la causa principale dei tumori della pelle. L?uso di creme solari
protettive può ridurre il rischio di tumori, ma è
necessario identificare nuovi metodi di prevenzione per individui
già esposti in passato ad alti livelli di radiazione solare.
Gli autori dello studio hanno applicato caffeina ed epigallocatechina
gallato (EGCG), due componenti del tè verde, sulla pelle
di topi che erano stati esposti a dosi massicce di radiazione
ultravioletta. Apparentemente i composti hanno inibito in modo
significativo la formazione dei tumori. Sebbene lo studio mostri
che gli effetti positivi siano presenti in entrambe le sostanze,
la caffeina offre diversi vantaggi rispetto all'EGCG, meno stabile
chimicamente e quindi di più difficile utilizzo. La ricerca
ha anche evidenziato come l?azione di entrambe le sostanze sia
altamente selettiva. Esse eliminano le cellule cancerose senza
attaccare quelle sane a loro adiacenti. "La scoperta di questa
selettività? Spega Conney? si è rivelata eccitante.
Per di più non c?è differenza fra tumori benigni
o maligni: in entrambi i casi le cellule venivano distrutte lasciando
intatte quelle normali". Gli autori dello studio, pubblicato
sulla rivista ?Proceedings of the National Academy of Sciences?,
si propongono ora di proseguire la ricerca per stabilire se l'applicazione
di questi agenti ha lo stesso effetto anche negli esseri umani.
Presto saranno svolti i primi test clinici in questa direzione.
(LE SCIENZE - Repubblica - 26/08/2002)
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CAFFEINA
E MALATTIA DI PARKINSON
Biologia
Questo studio indica un ruolo dei bloccanti dell'adenosina come
potenziale intervento per modificare la malattia.
La
discussa molecola del caffè avrebbe effetti positivi su
questa diffusa patologia neurodegenerativa.
Un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital di
Boston ha scoperto che, almeno nei topi, la caffeina previene
la perdita dei segnali chimici che vengono a mancare nei casi
del morbo di Parkinson. Lo studio collega gli effetti della caffeina
al recettore A2A, che si trova su cellule nervose vicine a quelle
che degenerano nei pazienti affetti dal morbo. I recettori A2A,
che legano la molecola adenosina, si trovano in aree precise del
cervello e la loro espressione è ristretta solo alle cellule
che rappresentano i bersagli di quelle che vengono a mancare nella
malattia. La caffeina agisce come un antagonista del recettore,
bloccando il suo sito di legame alla proteina e rendendolo inattivi.
Questo studio fornisce una possibile base per capire la relazione
emersa fra il consumo di caffeina e il morbo di Parkinson e indica
un ipotetico ruolo dei bloccanti dell'adenosina come possibile
intervento per modificare la malattia. In effetti, molti altri
studi hanno già mostrato che la caffeina riduce il rischio
di sviluppare il morbo, ma nessuno aveva ancora proposto un possibile
meccanismo di azione. I risultati ottenuti con gli animali devono
comunque essere considerati con cautela, perché non è
ovviamente sicuro che si possano applicare anche agli esseri umani,
e per saperlo saranno necessarie ulteriori ricerche. Nonostante
le cure, il morbo di Parkinson è una malattia che continua
a progredire, spesso anche a causa degli effetti secondari degli
stessi medicinali usati per combatterla. Secondo gli scienziati,
un antagonista del recettore A2A potrebbe aiutare a migliorare
le funzioni motorie, gravemente compromesse dalla malattia. Al
momento sono però in corso le prime prove cliniche su pazienti
umani, per cui è ancora presto per sapere quali siano i
risultati.
(LE SCIENZE - Repubblica - 05/2001)
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